Fine dei sogni Cinquestelle: in galera per tangenti il numero due del Campidoglio

mercoledì 20 marzo 9:01 - di Redazione

Il presidente della assemblea capitolina Marcello De Vito di M5S è stato arrestato dai carabinieri per corruzione nell’ambito della inchiesta della Procura sul nuovo stadio della Roma. E ora sono guai per i Cinquestelle.

De Vito, presidente dell’assemblea capitolina è stato preso all’alba di oggi con l’accusa di corruzione. I carabinieri di Via In Selci hanno perquisito il suo appartamento. L’esponente grillino avrebbe incassato direttamente o indirettamente delle elargizioni, questa l’ipotesi dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, dal costruttore Luca Parnasi. De Vito, in cambio, avrebbe promesso – all’interno dell’amministrazione pentastellata guidata dalla sindaca Virginia Raggi – di favorire il progetto collegato allo stadio della Roma.

Colpo di grazia al Comune

L’arresto è indubbiamente clamoroso perché pone fine alla favola dell’onesta’ a Cinque stelle. Tangenti è la parola che non avrebbero mai voluto sentirsi appioppare come accusa. Il fatto che nelle grinfie della giustizia finisca quello che è sostanzialmente il numero due dell’amministrazione Raggi darà il colpo di grazia al Campidoglio.

Il nome di De Vito compariva nell’ordinanza che aveva portato all’arresto di Parnasi e di Luca Lanzalone ex presidente di Acea lo scorso giugno. Da quella inchiesta sono finite a processo 18 persone, accusate di aver messo in piedi un sistema corruttivo per la costruzione dell’impianto del club giallorosso, progetto che dovrebbe sorgere a Tor di Valle.

Al vertice dell’Acea

Il 10 dicembre, in un altro filone della stessa inchiesta, erano finiti alla sbarra molti personaggi di rilievo – sempre coinvolti nell’affaire del tempio giallorosso – tra cui l’avvocato genovese Luca Lanzalone, voluto al vertice di Acea proprio dalla nomenclatura pentastellata. Associazione a delinquere, finanziamento illecito e corruzione i reati contestati a seconda delle posizioni. Gli avvisi di garanzia erano stati notificati all’imprenditore Parnasi ritenuto dagli inquirenti “il capo e organizzatore” dell’associazione a delinquere che ha cercato di pilotare le procedure amministrative legate al masterplan approvato, nell’ambito della conferenza dei servizi, nel febbraio del 2018.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Giuseppe Tolu 20 marzo 2019

    Poverini, da qualche parte dovranno pur rientrare gli spiccioli che dicono di voler restituire agli italiani

  • 20 marzo 2019

    Vale sempre il detto: il più pulito c’ha la rogna.

  • Andrea 20 marzo 2019

    Come ebbe a dire il grande Giorgio Almirante ‘ se è dei nostri pena doppia’ Da elettore MSI -prima di fini- ora 5* me lo aspetto anche per alemanno.

  • In evidenza