Fateli sbarcare: l’appello pro-migranti di Conchita De Gregorio tra buonismo e melodramma

martedì 19 marzo 13:02 - di Ginevra Sorrentino

Sullo sfondo, il braccio di mare al largo di Lampedusa dove è attraccata in acque agitate la Mare Jonio che, ignorato il divieto di ingresso in acque territoriali da parte della Guardia di Finanza, attende indicazioni per un porto di sbarco. Da una parte, Dario Franceschini che in nome e per conto del Partito Democratico, dai banchi di Montecitorio dà la carica ai dem e va all’attacco del presidente del Consiglio esortandolo ad alzare «quel telefono» e a «dare ordine di far sbarcare quei migranti» a bordo della nave umanitaria, in qualunque modo, purché «dimostri di essere il capo del governo». Dall’altra, l’appello mediatico lanciato in prima pagina questa mattina da Repubblica e rivolto alle truppe dei buonisti radical chic con un titolone a 2 righe e caratteri cubitali che esorta: «Aprite i porti». E in mezzo, l’accorata lettera dell’immancabile Concita De Gregorio che, sempre dalle colonne del quotidiano fondato da Scalfari, manda nel mare della Rete il suo melodrammatico messaggio nella bottiglia indirizzata all’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale delle Capitanerie di porto, ispettore capo della Guardia Costiera: «Cosa intende fare con le 49 persone, fra cui 12 minori, che (a bordo di una nave che batte bandiera italiana, sottratti a un destino di naufragio in mare) potrebbero oggi chiederle di scendere a terra? Lei, personalmente, cosa intende fare di queste persone?». E infine, accerchiato da ogni angolazione, il governo, con il titolare del Viminale già all’indice per il no allo sbarco decretato in circostanze analoghe e a 24 ore dal voto in Aula per la Diciotti.

Il melodrammatico messaggio di Concita De Gregorio all’ammiraglio

Dunque, nel braccio di ferro tra il Viminale e le Ong  – scattato già nella serata di ieri, quando il ministro degli Interni Salvini ha ribadito la linea dura del governo su porti e sbarchi – interviene Repubblica che, prima sanziona la chiusura dell’attracco decisa da Salvini, poi invita a ignorarla, infischiandosene delle direttive dell’esecutivo e facendo appello a un ormai logoro buonismo d’accatto condiviso in larga misura solo in ambienti radical chic. Un appello immediatamente fatto suo e rilanciato in prima linea da Concita De Gregorio che, proprio su Repubblica, firma un lungo, lunghissimo messaggio alla disobbedienza, destinato all’ammiraglio Pettorino, interpellato in veste di comandante generale delle Capitanerie di porto, ispettore capo della Guardia Costiera. «Cosa intende fare con le 49 persone, fra cui 12 minori, che (a bordo di una nave che batte bandiera italiana, sottratti a un destino di naufragio in mare) potrebbero oggi chiederle di scendere a terra? Lei, personalmente, cosa intende fare di queste persone?»: un interrogativo che suona tanto come un invito veemente a intervenire in spregio di norme, indicazioni e gerarchie.

Riflessioni in nome di una retorica buonista di stampo rigorosamente dem

Il tutto corroborato della solita retorica buonista che fa scrivere alla De Gregorio: «Pensateci un momento. Uscite di casa e andate con uno zaino in riva al mare, pagate qualcuno che vi promette di portarvi di là, ovunque sia l’altrove, e partite appiccicati a 40 sconosciuti (fa piuttosto freddo in mare) su un canotto): Un buonismo di maniera che, tra richiami all’«obbligo morale» prima ancora che a quello «giuridico», induce Concita De Gregorio a ricordare, quasi “minacciosamente”, al destinatario in divisa del suo messaggio che «l’omissione di soccorso è un reato penale, dunque personale», e che «se non salva una vita che potrebbe salvare ne risponde personalmente». Perché buoni va bene, sì: ma buonisti in trincea solo con i migranti…

 

 

Commenti

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  • antonio 19 marzo 2019

    PENOSA lei e tutta la sinistra. Spero che i PDioti e i comunstronzi dopo gli ultimi fatti su immigrati ed immigrazione dalle prossime elezioni spariscano dalla scena politica.

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