Fadil, Marco Travaglio oltre ogni limite: «Come Matteotti e Pecorelli»

martedì 19 marzo 14:35 - di Ezio MIles

«L’ipotesi di morte naturale e di avvelenamento sono di pari dignità». Fonti della procura di Milano ribadiscono che restano aperte le varie ipotesi sulla morte  di Imane Fadil. Quindi  per gli inquirenti ancora non ha trovato conferma l’ipotesi di avvelenamento che muove l’inchiesta. Mai come in questo caso ci vorrebbe prudenza e misura. Ma è inutile fare questa raccomandazione a Marco Travaglio: l’uomo che ha costruito il sui successo mediatico sull’antiberlusconismo figuriamoci se potrebbe mai lasciarsi sfugggire l’occasiome per l’ennesimo, forsennato  attacco al Cavaliere. L’editoriale di oggi sul Fatto quotidiano, dal titolo Delitti eleganti (chiara allusione alle “cene eleganti” di Arcore)  è un capolavoro di perfidia, come nella migliore (o peggiore, dipende dai punti di vista) tradizione del polemismo italiano più fazioso.

Perfide insinuazioni e storici fantasmi

Per l’occasione, il direttore del Fatto evoca  i fantasmi di Giacomo Matteotti e di Mino Pecorelli.  “Probabilmente Benito Mussolini non ordinò l’assassinio di Giacomo Matteotti: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel deputato socialista, con le sue denunce sulla fine della democrazia e sulle corruzioni di alcuni gerarchi del neonato regime fascista stava rompendo i coglioni” […] “Probabilmente Giulio Andreotti non ordinò l’assassinio di Mino Pecorelli: lui o chi per lui si limitò a far sapere ai suoi che quel giornalista molto, troppo informato, con i suoi articoli sulla rivista OP e le sue allusioni agli affari e ai malaffari della cricca andreottiana, stava rompendo i coglioni” […] “Sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil, […] i testimoni B. di solito li compra, non li ammazza. E tutto poteva augurarsi, fuorché la morte di una teste-chiave del processo Ruby e il ritorno del Bunga Bunga sulle prime pagine dei giornali. Infatti, negando le sentenze e persino l’evidenza ha provato a smentire di aver mai visto Fadil. Ma purtroppo nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin. Cioè che qualcuno abbia voluto fargli un favore non richiesto, o lanciargli un messaggio avvelenato per ricattarlo, o ricordargli qualche promessa non mantenuta”, Travaglio non accusa direttamente Berlusconi, perché sa bene che rischierebbe una colossale brutta figura. Però allude e insinua, arrivando all’autentico capolavoro di chiamare in causa il Cavaliere pur affermando che la misteriosa morte di Fadil non può  fargli piaere. Insomma, un’apprezzabile prova  di letteratira noir. Di letteratura, appunnto. Il giornalismo è un’altra cosa.

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