Enrico Ruggeri: «Sono un cane sciolto, in Italia la cultura dominante è sempre la stessa»

giovedì 14 marzo 14:33 - di Giorgio Sigona

«Non è semplice essere un cane sciolto in un momento in cui la cultura dominante è sempre la stessa: cambia il risultato alle urne, ma il potere intellettuale è sempre detenuto da una parte». Lo ha detto Enrico Ruggeri conversando con l’Adnkronos in occasione dell’uscita del suo ultimo disco, Alma. «Quando scrivo una cosa molti mi accusano di essere di destra, altri di sinistra. Questo lo considero un buon segno, perché quando hai delle inimicizie su tutti i fronti vuol dire che stai semplicemente seguendo la tua indole», ha aggiunto l’artista milanese. Ruggeri poi ha osservato: «Oggi mi sembra che la politica sia più che altro una divisione in tifoserie. Ciascuno ascolta solo quello che lo rassicura, dette “dalla sua parte”, nessuno è predisposto realmente ad ascoltare l’altra campana. Lo vedi anche nei dibattiti politici, si parlano sopra, non si rispondono». Se aggiungi il fatto che «siamo tutti giornalisti, allenatori di calcio, immunologi, scienziati, economisti, è difficile parlare di destra e sinistra oggi».

Ruggeri parla di droga:
io ho chiuso subito…

Ruggeri ha toccato un altro tasto, quello della droga. «Ci sono entrato per provincialismo, per noia, perché avevo troppi soldi in tasca, non volevo mai dormire e vivere la vita più veloce», ha raccontato. «Ho chiuso piuttosto repentinamente – ha rivelato – perché la frequentazione con la droga ti avvicina a degli ambienti fatti di persone che non stimi. Improvvisamente, ti rendi conto che persone con cui tu non hai nulla a che spartire diventano i tuoi compagni di merende. Questo pensiero ad un certo punto mi ha raggelato, mi sono accorto che la vita è breve e tu devi trascorrerla con persone al tuo livello».

L’affondo del “maestro”
sui rapper

L’idea di far trasmettere più musica italiana: «In astratto sarebbe una buona norma, ma dovrebbe arrivare al termine di un percorso culturale più complesso. Il vero problema è che in radio passano musica brutta, italiana e straniera. Musica omologata, scadente, spesso la cosa più bella è la pubblicità. A volte viene da pensare che venga passata musica sempre uguale in modo da far risaltare la pubblicità».  Duro il colpo inferto ai rapper:  «Non è tanto l’assenza della melodia, cosa che è già accaduta in America da decenni con il rap ma anche con il punk, che è una musica molto scarna ma con dei testi particolari, il punto debole è la povertà del lessico. Si sente che sono canzoni scritte a uso di un pubblico molto giovane e anche molto ingenuo. Sono scritte senza aver letto nulla». E ha puntualizzato: «Bisogna leggere molto per scrivere una canzone anche solo per poter disporre a proprio piacimento della lingua italiana».

“Alma”, il nuovo disco
è particolare

Il nuovo lavoro è un disco particolare: «Avevo bisogno che uscisse un mio album che non fosse un disco alla Decibel ma senza i Decibel, e nemmeno un ritorno a Ruggeri di tre anni fa. Serviva un suono diverso. Ho la fortuna di avere un mio studio, mi sono rinchiuso lì con i miei collaboratori ed è stata la quadratura del cerchio». E sul “sound” che i fan si devono aspettare, Ruggeri ha sottolineato che «non c’è quella cosa terribile che oggi chiamano “preproduzione”, che vuol dire adeguare tutto al suono vigente, ovvero il groove di batteria, i suoni delle tastiere presi dal plug del computer. No: qui si suona. C’è una chitarra, massimo due, un bassista, un batterista e un cantante che canta. È una musica diretta, dove gli arrangiamenti sono fatti anche per sottrazione, andando alla radice». Nel primo singolo uscito a febbraio, Come lacrime nella pioggia, è stato scritto in collaborazione con il figlio Pico, musicista anche lui, che ha già all’attivo tre dischi da solista. «Un giorno ho visto una frase che lui aveva scritto, La paura che mi prende parte dal profondo di me, è mi è sembrata molto interessante per costruirci su un pezzo. La musica, e la prima riga del testo, sono sue», ha detto Ruggeri, che ha ambientato il video del pezzo nella spiaggia di Marotta come omaggio a Il mare d’inverno, che scrisse nel 1983.

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