Economia in panne. Lo ammette anche Tria: «Nel 2019 l’Italia è a crescita zero»

domenica 31 marzo 11:50 - di Valerio Falerni

La “scossa” non c’è stata o, se c’è, non si vede. Parola di Giovanni Tria, l’uomo che tiene sott’occhio i conti pubblici e che più di ogni altro nel governo aveva inutilmente cercato di non far lievitare il deficit oltre la soglia dell1,6 per cento per evitare che quello in eccesso divorasse gli effetti positivi della manovra, cioè reddito di cittadinanza e quota 100. Ma ha sbagliato per difetto: le due misure, anche se è troppo presto per poterlo dire con certezza, specie per la prima, non stanno rispondendo alle previsioni della vigilia. In più, l’obiettivo di crescita preventivato per il 2019 all’1,5 per cento non è raggiungibile neppure in presenza di miracoli.

Tria: «Ma non ci sarà alcuna manovra correttiva»

Lo ha ammesso lo stesso Tria intervenendo in mattinata al Festival dell’Economia civile in corso a Firenze: «La crescita in Italia si avvia verso lo zero». Il titolare del Mef imputa l’arresto al «rallentamento della crescita in tutta Europa», soprattutto della locomotiva tedesca. Fermata la Germania, ha spiegato Tria, «di conseguenza si è fermata la parte più produttiva dell’Italia». E siccome l’Italia da anni cresciamo un punto in meno degli altri paesi europei, «noi ci avviamo verso lo zero». Resta da capire come il governo farà fronte alla nuova situazione: «Nessuno ci chiede una manovra correttiva», ha messo le mani avanti Tria. Il ministro è il primo a sapere che con una manovra in deficit al 2,04 per cento e con la crescita zero, sarà difficile scongiurare l’aumento dell’Iva, garantito dal governo come clausola di salvaguardia nel caso le previsioni – come appare ormai scontato – dovessero rivelarsi sballate.

Sulle banche stoccata al M5S: «Rischia di avallare campagne anti-italiane»

Ma sa anche bene che prima delle elezioni la verità è quasi sempre un optional. E così ha virato sul decreto sblocca-cantieri auspicandone il varo «anche prima dell’approvazione del Def». Ma l’argomento è un altro terreno minato per le profonde divisioni – Tria le ha derubricate a «diverse sensibilità» – tra Lega e M5S. Un ultimo concetto Tria lo riserva alle polemiche in corso nel governo sulla commissione d’inchiesta sulle banche fortemente voluta da Di Maio e che dovrebbe essere presieduta dal grillino Gianluigi Paragone. Una scelta che Tria sembra non condividere: «Attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio non solo la sua solidità, la ma anche sua capacità, la sua resilienza e ponendo sospetto su di esso – ha infatti avvertito -, significa avallare delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà e minare l’interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all’unione bancaria’».

 

 

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