Ecco i paletti di Fratelli d’Italia sull’accordo sulla via della seta

sabato 16 marzo 15:21 - di Andrea Giorni

La sovranità nazionale mal si concilia con il rischio di colonizzazione. E per questo Fratelli d’Italia esprime fortissime preoccupazione per l’accordo con la Cina che sta per essere firmato dal governo Conte. Il Secolo d’Italia ne parla con l’on. Andrea Delmastro, responsabile Esteri del partito. Che denuncia anche il ruolo pericoloso del sottosegretario Gerace, troppo legato a Pechino. E chiede la “desegretazione” del dossier alla base del memorandum.

È un rischio reale la colonizzazione paventata da molti osservatori con l’accordo Italia Cina?

«L’intero pianeta è a rischio colonizzazione cinese, un processo iniziato da tempo e che non dipende certo dai rapporti Italia Cina. La penetrazione economica e industriale della Cina in Italia e in Europa è una strategia che prescinde dalla via della seta. Fratelli d’Italia, quando mai questo governo deciderà per un percorso meno opaco e renderà noto il contenuto dell’accordo, lavorerà per tutelare la produzione nazionale, la sicurezza nazionale, la proprietà e la gestione delle infrastrutture nazionali».

“Vogliono vendere il debito”

«Certo se il buon giorno si vede dal mattino, questo governo non ha dato un buon segnale qualche giorno fa quando non ha votato il regolamento europeo sullo screening degli investimenti esteri. Si può essere sedicenti sovranisti e nel contempo essere indifferenti a chi investe a casa nostra, magari facendo shopping industriale con il concorso di Stati esteri? Si può essere sovranisti ed immaginare di andare in Cina per tentare di vendere il nostro debito pubblico, come ha fatto questo governo? E ancora di può essere indifferenti al tema del 5G e della sua realizzazione tramite Huawey che ha nella pancia del suo consiglio di amministrazione esponenti del partito comunista cinese? Il tema non è quindi solo e soltanto questo memorandum, ma l’atteggiamento del nostro governo: possiamo dialogare con chiunque, ma tutelando con forza e determinazione l’interesse nazionale! Come per le ferrovie due secoli fa, non esistono strumenti diabolici, ma strumenti che padroneggi o che subisci. Se sei sovranista, studi e padroneggi gli strumenti seguendo la stella polare dell’interesse nazionale. Temo che abbiamo nani sedicenti sovranisti che non hanno compreso la natura epocale di certe scelte che avvengono invece con sprovvedutezza e opacità».  

Quali sono i pericoli maggiori nel memorandum preparato dal governo e dalla Cina?

«I maggiori problemi sono intanto chi lo gestisce. Il vero dominus di questa operazione è il sottosegretario Geraci, strenuo sostenitore della Via della Seta ad ogni costo».

Il leghista amico di Pechino

«Geraci è sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega al commercio estero. Ex ingegnere elettronico, ex broker alla Merrill Lynch, alla Schroders e alla Bank of America, un Mba al Mit di Boston si trasferito in Cina nel 2008, ed è rimasto in Oriente per dieci anni, fino alla chiamata al governo. In Cina tiene lezioni per alcune università (la Nottingham University e la Zhejiang University). Sostenitore anche della vendita di BTP e in genere  del debito pubblico ai cinesi, è colui che ha organizzato le visite di Di Maio in Cina. E’ noto addirittura per aver proposto che Alitalia fosse ceduta alla Cina: non proprio un sovranista! Geraci ha costituito una TASK FORCE CINA e  vi ha messo a capo la sua assistente, Lingjia Chen, una ragazza di nazionalità cinese di ventisei anni che non parla italiano e che risiede a Shanghai e che ora, con grande imbarazzo del nostro intelligence, è dipendente del MISE. Inutile dire che, ad oggi, la Chen non ha messo piede in Italia. Non credo che dia garanzie assolute per il sistema Italia con questo “curriculum”».

Quali condizioni metterebbe Fratelli d’Italia a un’intesa del genere?

«Le condizioni? La prima è che il dossier sia “desecretato” è discusso pubblicamente prima della firma. La seconda è chiarire posizione, idee e interessi di Geraci. La terza è che le infrastrutture rimangano saldamente in mano agli italiani, che vi siano garanzie certe per la tutela della nostra produzione nazionale, che sia il sistema Italia a decidere le merci che viaggiano e le garanzie richieste gestendo le infrastrutture, che il Memorandum non inibisca azioni quali lo screening sugli investimenti esteri per difendere l’italianità della nostra produzione. Ultimo, ma non meno importante, che non vi sia alcun legame con la tecnologia 5G e la realizzazione da parte di Huawey: la cautela quando il rischio è lo spionaggio industriale e politico non è mai troppa per un sovranista che si rispetti….e che vive e lavora in Italia e non in Cina»!

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