Costa di più, ma si beve di meno: gli italiani non si fidano dell’acqua del rubinetto

venerdì 22 marzo 15:51 - di Natalia Delfino

Rispetto al 2017 ci è costata quasi il 3% in più, ma si parla solo della bolletta. Perché, se a quella cifra si aggiunge anche l’acqua che viene comprata per essere bevuta, il conto diventa parecchio più salato. Gli italiani, infatti, consumano sempre più acqua in bottiglia perché non si fidano di quella del rubinetto. Logica dice, dunque, che i due costi vanno letti di pari passo.

Quelli che non si fidano dell’acqua del rubinetto

A denunciare il sospetto con cui gli italiani guardano quella che a Roma si chiama confidenzialmente “l’acqua del sindaco” è un report Istat, pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. Dallo studio emerge che le famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto restano moltissime: 7 milioni e mezzo. Vi si sottolinea anche che la percentuale si è abbassata notevolmente, passando dal 40,1% del 2002 al 29% del 2018, di contro però lo studio rileva che la spesa media delle famiglie per l’acqua minerale nel 2017 è aumentata dell’11,1% rispetto al 2016, arrivando a 11,94 euro mensili. I più sospettosi sono i cittadini delle Isole, con Sicilia e Sardegna che guidano la classifica rispettivamente con il 53,3% e il 48,5%. Segue la Calabria con il 45,2%, mentre nel Nord Est si registra la percentuale più bassa con il 17,8% di utenti poco fiduciosi verso l’acqua del rubinetto. In generale, poi, sono il 63% le famiglie in cui almeno un componente beve ogni giorno un litro di acqua minerale. Ragionando per macro aree, come ci si aspetterebbe, le Isole guidano la classifica con una media del 69%. Il Sud, invece, la chiude con il 55,8%. Quanto alle singole regioni, poi, l’Umbria è quella che consuma più acqua minerale con il 71%, mentre il Trentino Alto Adige è quella in cui se ne consuma di meno con il 43,7%.

Le bollette aumentate del 2,9%

Per quanto riguarda le bollette, poi, la cifra media spesa nel 2018 da una famiglia è di 426 euro, con un aumento del 2,9% (12 euro) rispetto al 2017. La fotografia emerge dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che ha realizzato la XIV Indagine sui costi sostenuti da una famiglia (fino a tre componenti e con un consumo medio di 192mc all’anno) per il servizio idrico integrato nel corso del 2018. Le regioni centrali confermano il primato per le tariffe più alte con 581 euro annuali e un maggior incremento rispetto al 2017 (+3,8%). Le famiglie più tartassate risiedono nell’ordine in Toscana (676 euro), Umbria (536), Marche (512) ed Emilia Romagna (511). La regione più economica resta il Molise con 153 euro l’anno, che detiene però anche il primato negativo della dispersione idrica (68%, rispetto al 36,4% della media nazionale). Il maggior incremento tariffario (+9%) si registra in Friuli Venezia Giulia. Solo in Calabria la tariffa resta invariata rispetto al 2017. Dalla indagine emergono, inoltre, notevoli disparità fra i capoluoghi di provincia della stessa regione, ad esempio nel Lazio, Sicilia, Liguria, Toscana, Lombardia e Calabria, dove le differenze sulla spesa sostenuta annualmente dalle famiglie possono superare i 300 euro. Emblematico il caso della Sicilia, dove si passa dai 715 euro di Enna, capoluogo siciliano più costoso, ai 215 euro di Catania, capoluogo meno caro.

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