Caso Diciotti, il Tribunale dei ministri archivia Conte, Di Maio e Toninelli

giovedì 21 marzo 17:20 - di Redazione
Classe DATTILO nave diciotti

Anche il Tribunale dei ministri di Catania ha disposto l’archiviazione, sul caso Diciotti, per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vicepremier Luigi Di Maio e per il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

La decisione fa seguito al voto favorevole di ieri dell’Aula del Senato sul ministro dell’Interno, Matteo Salvini.
«Il procuratore distrettuale della Repubblica di Catania ha comunicato, ai sensi dell’articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n.1 – si legge nel documento diffuso dalla magsitratura – che il collegio per i reati ministeriali, costituito presso il Tribunale di Catania, ha disposto, con decreto in data 18 marzo 2019, l’archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del professor Giuseppe Conte, di Luigi Di Maio e del dottor Danilo Toninelli».

L’archiviazione del Tribunale dei ministri per Conte, Di Maio e Toninelli arriva un mese dopo la richiesta della Procura di Catania – depositata il 20 febbraio scorso – in tal senso.

I tre esponenti del governo verde-giallo avevano deciso di “autodenunciarsi” per assumere la corresponsabilità delle decisioni del titolare del Viminale, accusato di sequestro di persona nei confronti dei 137 immigrati rimasti, ad agosto scorso, a bordo della nave della Marina militare Diciotti, al largo del porto di Catania.

«Sono stati 9 mesi impegnativi. Penso di essere il ministro dell’Interno che ha raccolto più minacce, insulti e denunce nella storia dei ministri della Repubblica italiana – ha detto oggi Matteo Salvini, parlando a Muro Lucano, in provincia di Potenza, del voto di ieri al Senato sull’autorizzazione e procedere nei suoi confronti per il caso Diciotti – Se prima si veniva denunciati perché si rubava, se io ho rischiato di essere processato perché ho difeso i confini del mio Paese, l’ho fatto con serenità e con orgoglio e lo rifarò se servirà ancora».

E sulla vicenda della Diciotti è intervenuto oggi anche il presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi che, incalzato dalle domande dei giornalisti sulla vicenda della nave, pur premettendo che «la valutazione sugli atti di un ministro nell’esercizio delle sue funzioni è giustamente rimessa al Parlamento», anticipa quelli che potrebbero essere i prossimi sviluppi: « la strada teorica è quella del conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato. Se l’autorità giudiziaria ritiene che quella non autorizzazione non sia giustificata può sollevare il conflitto di attribuzione di poteri contro il Parlamento, poi si tratterà di stabilire se è ammissibile o meno».

Lattanzi ricorda anche che la procedura è stata modificata: «prima, i reati ministeriali venivano prima giudicati dal Parlamento. Poi, si è fatta un’altra scelta: il ministro viene giudicato dall’autorità giudiziaria, anche quando si tratta di reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni, ma si è introdotto un meccanismo particolare, proprio perché una volta superata la fase dell’autorizzazione tutto quanto è rimesso ai giudici ordinari».

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 24 marzo 2019

    Chissa’ come gli rodera’ il fegato alla bonino e alla boldrini.

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