Brexit: Londra chiede il “rinvio breve”, tre mesi, ma non intende prendere parte alle elezioni europee

mercoledì 20 marzo 13:54 - di Giovanni Trotta

Il Regno Unito vuole uscire dalla Ue, ma il parlamento britannico non apprezza l’accordo elaborato dal governo. La questione è tutta qui. La premier Theresa May oggi ha inviato al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk una richiesta di proroga dell’articolo 50 fino al 30 giugno. Lo ha annunciato la stessa premier intervenendo alla Camera dei Comuni. “Come primo ministro non sono disposta a rinviare la Brexit oltre il 30 giugno”, ha detto la premier intervenendo all’inizio del consueto question time del mercoledì. May ha quindi annunciato che intende sottoporre nuovamente ai Comuni il testo dell’accordo per la Brexit, nonostante lo stop imposto al governo dallo speaker John Bercow. Theresa May ha insomma chiesto il “rinvio breve” rispetto alla data prevista del 29 marzo e non il paventato rinvio sine die che molti temevano. Lo riferisce Downing Street, sottolineando che la premier condivide la stessa “frustrazione” dell’opinione pubblica riguardo alla “incapacità del Parlamento di prendere una decisione”. Secondo quanto riporta la Bbc, nella lettera che la premier britannica invierà oggi a Bruxelles, alla vigilia del vertice Ue, verrà chiesto un rinvio della Brexit non oltre la fine di giugno. May ha quindi rinunciato alla prospettiva di un rinvio più lungo della Brexit, cedendo alle pressioni della componente euroscettica del suo governo, che aveva minacciato dimissioni in massa di fronte all’ipotesi di un rinvio sine die dell’uscita dalla Ue. La Ue, i cui 27 membri dovranno decidere all’unanimità se accettare le richieste di Londra, ha riferito di non avere ancora ricevuto comunicazioni dal governo britannico. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reso noto che invierà egli stesso una lettera alla premier britannica entro stasera. Col rinvio breve, circa tre mesi, Londra potrebbe restare nell’Ue senza dover prendere parte alle elezioni europee. La decisione dovrà essere approvata dai 27 e il capo del governo di Londra sarà domani a Bruxelles per discuterne con gli altri leader. Si tratta, ha spiegato la fonte citata dalla Bbc, di dare al parlamento un po’ più di tempo per individuare la strada da percorrere. La gente in questo paese “è stanca dell’incapacità di questo parlamento di prendere una decisione e la premier condivide questa frustrazione”, ha concluso. Da Bruxelles si sostiene che l’Ue “ha fatto tutto il possibile per venire incontro alle richieste del Regno Unito, ma non c’è ancora sostegno per l’accordo di ritiro” della Gran Bretagna dall’Unione. “Il Consiglio Europeo potrebbe incontrarsi ancora la settimana prossima, ma stiamo perdendo la pazienza. L’accordo di ritiro non verrà rinegoziato”. Lo ha detto il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker alla radio tedesca Dlf. Anche il governo italiano si prepara ai possibili scenari: rispetto ad uno scenario di mancato accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il cosiddetto no deal, “ci siamo premurati con uno strumento normativo: uno schema di decreto predisposto con le misure necessarie per il Consiglio dei ministri di domani (oggi, ndr)”. Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte prendendo la parola in aula a Palazzo Madama in sede di replica, dopo il dibattito sulle sue comunicazioni relative alla Brexit. In ogni caso, ha ripetuto il presidente del Consiglio, sapremo tutelare in ogni modo gli italiani. Intanto il Consiglio Ue ha adottato nelle ukltime ore una serie di atti legislativi nell’ambito dei preparativi per uno scenario di Brexit senza accordo, con l’obiettivo di limitare i danni più gravi causati da un’uscita disordinata del Regno Unito dall’Ue, in settori specifici dove creerebbe gravi danni ai cittadini e alle imprese. Si tratta, spiega il Consiglio, di misure che si aggiungono a quelle che riguardano i diritti dei cittadini e sono per natura temporanee, limitate nella loro portata. Vengono adottate unilateralmente dall’Unione; ma in alcuni casi, sono condizionate ad azioni reciproche da parte di Londra. Le misure riguardano la previdenza, i programmi Erasmus Plus e Peace (in Irlanda), la pesca, i trasporti, gli articoli che possono avere un duplice uso, a scopi civili o militari. Gli atti legislativi adottati oggi entreranno in vigore il giorno dopo la pubblicazione e inizieranno ad applicarsi il giorno dell’eventuale uscita hard del Regno Unito dall’Ue.

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