Brexit, la May: voglio un’uscita ordinata. Solo la sinistra antinazionale tifa per la Ue

giovedì 28 marzo 14:55 - di Antonio Pannullo

Brexit: questo caotico e sofferto accordo per uscire dall‘Unione europea potrebbe però chiarire la posizione e il ruolo del nuovo Regno Unito. Le posizioni infatti si stanno chiarendo, e per la verità fuori dal Regno Unito sono mal raccontate: sembra infatti, secono la rappresentazione dei media europei, che il parlamento inglese non voglia la Brexit, con le sue continue bocciature, ma non è così. Il parlamento inglese non vuole l’accordo raggiunto con la Ue, perché gli sembra penalizzante per il popolo di Sua Maestà. Nessuno mette in discussione la Brexit. Non è vero che gli inglesi non vogliano più uscire dalla Ue, lo vogliono e come, solo a condizioni non troppo dure come quelle che Bruxelles ha imposto. Solo la sinistra anti-nazionale di Jeremy Corbyn tifa smaccatamente per la permanenza nella Ue e per i poteri forti che la rappresentano. Comunque, il nuovo “voto significativo” della Camera dei Comuni sulla mozione del governo relativa all’accordo per la Brexit potrebbe tenersi domani. Lo ha annunciato la rappresentante del governo per i rapporti col Parlamento, Andrea Leadsom. Il voto è soggetto all’approvazione dell’ordine del giorno contenente la mozione e all’accettazione, da parte dello speaker dei Comuni, John Bercow, della mozione. Bercow durante il dibattito di ieri ha nuovamente escluso che il testo dell’accordo possa essere presentato per la terza vota al giudizio dei Comuni, senza che vi siano apportate “modifiche significative”.

Intanto si apprende che Boris Johnson, grande brexiteer, cambia idea e ora è pronto a sostenere l’accordo sulla Brexit che la premier May ha raggiunto con l’Ue. La Bbc riferisce che l’ex ministro degli Esteri, contrario all’intesa raggiunta dal primo ministro, ha modificato la propria posizione dopo il messaggio consegnato da May ai deputati conservatori: il primo ministro lascerà l’incarico dopo l’approvazione dell’accordo da parte del Parlamento. Ora sarebbero almeno 25 i deputati conservatori pronti a modificare il proprio voto e a pronunciarsi a favore dell’accordo. Le cose sono un po’ cambiate quando, poche ore fa, la premier May ha detto di essere pronta a dimettersi dopo che sarà approvato il suo accordo per la Brexit. Lo ha detto il deputato conservatore James Cartilage al termine dell’incontro, precisando che la May ha affermato che non sarà lei a seguire la prossima fase dei negoziati. “È stato un periodo probante per il nostro Paese e il nostro partito. Ci siamo quasi, siamo quasi pronti ad aprire un nuovo capitolo e a costruire un futuro più luminoso. Prima di poterlo fare, abbiamo un lavoro da portare a termine”, le parole della May nella riunione. “So che qualcuno è preoccupato che, se voterete per l’accordo di uscita, lo considererò come una mandato per arrivare alla fase due senza il dibattito necessario. Non lo farò”, aggiunge la premier. “Ma – ribadisce – abbiamo bisogno di concludere l’accordo e portare a termine la Brexit. Sono pronta a lasciare l’incarico prima di quanto avrei voluto pur di fare ciò che è giusto per il nostro paese e il nostro partito”. “Chiedo a tutti in questa stanza – l’appello finale – di sostenere l’accordo affinché possiamo completare il nostro storico incarico, concretizzare la decisione del popolo britannico e lasciare l’Unione Europea con un’uscita lineare e ordinata”. E questo in effetti è il vero interesse della May, rispettare la volontà del popolo britannico che ha detto che Londra deve uscire dalla Ue. A complicare le cose, c’è il fatto che il Dup, il partito unionista nordirlandese, conferma da parte sua il “no” all’accordo sulla Brexit raggiunto dalla premier Theresa May con l’Unione Europea. Arlene Foster, leader del Dup, ha ribadito che il partito “non può sostenere un accordo che costituisce una minaccia per l’integrità del Regno Unito”. Il comunicato diffuso dal partito non specifica se i deputati si asterrebbero o voterebbero contro l’accordo. Nella nota, però, il backstop viene definito una ”minaccia inaccettabile” per l’integrità del Regno Unito e questo dettaglio induce a ritenere che il Dup voterebbe contro l’intesa.

Infine, sul fronte italiano, le banche qualificate come meno significative ai sensi del Regolamento Ue n.1024/2013, gli istituti di pagamento, gli istituti di moneta elettronica, le Sgr, le Sicav, le Sicaf, i gestori di fondi EuVECA, EuSEF e ELTIF e gli intermediari finanziari aventi sede legale in Italia, che alla data di recesso operano sul territorio del Regno Unito tramite filiali o succursali oppure in regime di libera prestazione, “possono continuare a operarvi nel periodo transitorio, previa notifica alle autorità di vigilanza competenti”. Lo rende noto la Banca d’Italia che oggi ha emanato le comunicazioni contenenti indicazioni operative indirizzate rispettivamente agli intermediari italiani operanti nel Regno Unito e a quelli britannici operanti in Italia. La notifica, si legge, “dovrà essere trasmessa alla Banca d’Italia entro 3 giorni lavorativi antecedenti la data di recesso, all’indirizzo di posta elettronica certificata generalmente utilizzato per le comunicazioni con l’unità di Vigilanza competente per la supervisione sull’intermediario. Nella notifica, gli intermediari interessati dalla presente comunicazione dovranno elencare le attività che intendono continuare a svolgere nel Regno Unito”.

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