Beni confiscati, in Campania sono cosa loro. La destra accusa: «È tutto nelle mani di Libera» (video)

sabato 30 marzo 11:48 - di Redazione

I beni confiscati alla criminalità? In Campania vengono gestiti in un regime di «monopolio», che di fatto esclude territorio e cittadini dalle opportunità che offrono. A denunciarlo con una iniziativa davanti alla sede del Consiglio Regionale sono stati il presidente del Centro nazionale sportivo “Fiamma”,  Antonio Arzillo, e il segretario federale di “Sud Protagonista”, Salvatore Ronghi. «I beni confiscati in Campania, per poter diventare finalmente beni di tutta la comunità campana, vanno “liberati” dal regime di monopolio dato in appalto dalla Regione all’associazione “Libera”», hanno spiegato.

Il «monopolio» di Libera

«In Campania ci sono circa 2700 beni confiscati alla criminalità in gestione da parte di organismi del terzo settore, i quali non si riconoscono, in parte, negli indirizzi di Libera che, invece, continua a gestire la totalità delle politiche per la promozione della legalità», ha chiarito Arzillo, aggiungendo che «la gestione di questi beni, per la stragrande maggioranza, viene indirizzata in servizi in convenzione con lo Stato, come i centri per l’immigrazione, diventando in questo modo un ulteriore costo per lo Stato e perdendo anche l’opportunità di destinarli ad altre esigenze come, ad esempio, quelle di attività imprenditoriali che creino lavoro o politiche abitative per le giovani coppie campane».

L’esclusione del Centro nazionale sportivo Fiamma

E la presenza assolutamente predominante di Libera si registra anche all’interno dell’Osservatorio regionale sui beni confiscati, dove «sei su sette componenti del mondo associativo – ha sottolineato Arzillo – fanno riferimento, direttamente o indirettamente, all’associazione, e uno di essi ne rappresenta addirittura quattro». «Il Centro nazionale sportivo Fiamma è stato escluso dalla composizione dell’Osservatorio in quanto, secondo gli uffici regionali, la mia associazione non è in possesso del requisito richiesto ovvero l’avere tra le finalità statutarie la promozione del riutilizzo dei beni confiscati da almeno cinque anni, ma ciò non corrisponde al vero. Probabilmente anche attraverso la composizione dell’Osservatorio si è voluto perseverare nella gestione “chiusa” dei beni confiscati», ha quindi denunciato il presidente del Fiamma, sulla cui esclusione è stata anche presentata una interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Salvini a firma del senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

Il fallimento della giunta De Luca sui beni confiscati

È stato quindi Ronghi a ribadire che «la Regione ha totalmente fallito nella politica di programmazione dei beni confiscati alla criminalità, che dovrebbero essere finalizzate al loro riutilizzo sociale e produttivo, favorendo ricadute economiche ed occupazionali positive per il nostro territorio e per i cittadini della Campania, secondo i principi di legalità e di trasparenza». «Anziché mettere a frutto questo immenso patrimonio, la giunta De Luca ha preferito assecondare le vecchie logiche della sinistra e favorire esclusivamente il mondo associativo, che ruota intorno ad essa, e progetti finalizzati all’accoglienza degli extracomunitari, trascurando le tante altre esigenze, abitative ed occupazionali, del territorio campano che con i beni confiscati – ha concluso il segretario di “Sud protagonista” – si potrebbero soddisfare attraverso una giusta programmazione e gestione».

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Commenti

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  • NESTORE 30 marzo 2019

    E lo chiamano poveretto lo chic comunista Don Ciotti.
    Furbacchione di stato.

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