Arresto di Sallusti, la Corte Ue ordina all’Italia di risarcirlo. «Le toghe violarono la libertà di espressione»

giovedì 7 marzo 13:13 - di Lucio Meo
milano sallusti

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti per ingiusta detenzione. Sallusti fu arrestato nel novembre del 2012, in seguito alla condanna definitiva per la denuncia per diffamazione e omesso controllo presentata contro di lui dal giudice Giuseppe Cocilovo. La Corte europea ha stabilito che si è trattato di una ingerenza della magistratura nella libertà di espressione e ha condannato lo Stato italiano a risarcire Alessandro Sallusti con dodici mila euro per le ”sofferenze cagionate”. Già nel dicembre del 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva commutato la pena detentiva di Sallusti in una ammenda e invitato il parlamento a modificare le norme e le pene che regolano la diffamazione. «Io spero che questa sentenza faccia giurisprudenza affinché un giornalista che non commette dei reati non possa essere mai più arrestato per fatti inerenti alla sua professione», commenta Sallusti, che rimase per 40 giorni ai domiciliari. «Sono soddisfatto, mi dispiace aver dovuto scomodare la Corte europea per una cosa che avrebbe dovuto essere evidente a qualsiasi Corte italiana di buon senso», aggiunge.

Il 18 febbraio 2007 su “Libero” venne pubblicati un articolo, firmato da Andrea Monticone, e un commento, firmato con lo pseudonimo Dreyfus (dietro al quale si celava Renato Farina) che parlavano della vicenda – pubblicata il giorno prima da La Stampa – di una tredicenne, rimasta incinta e autorizzata ad abortire dal tribunale di Torino e finita in una clinica psichiatrica per le conseguenze della vicenda. Dreyfus scriveva che “se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice”. Il magistrato Giuseppe Cocilovo, non citato nel testo dell’articolo, sporse querela. Il 26 gennaio 2009, il tribunale di Milano condannò in primo grado Monticone e Sallusti rispettivamente a 5mila e 4mila euro di ammenda. Sallusti viene condannato per omesso controllo, ma anche per diffamazione. La sentenza d’Appello cambiò radicalmente rispetto a quella di primo grado: un anno di carcere con la condizionale per Monticone, un anno e due mesi senza condizionale per Sallusti. In Cassazione fu confermata la condanna a 14 mesi. Secondo la Suprema Corte, la notizia pubblicata da i “era falsa”, dal momento che “la giovane non era stata affatto costretta ad abortire, risalendo ciò a una sua autonoma decisione, e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest’ultimo la decisione presa”. Il 19 ottobre 2012 Sallusti ricevette l’ordine di carcerazione e la notifica degli arresti domiciliare. In seguito, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commutato la condanna inflitta a Sallusti in una pena pecuniaria. Oggi la decisione della Ue e il risarcimento per Sallusti.

Commenti

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  • Alessia 7 marzo 2019

    Titolo sbagliato non è Corte Ue! Può essere fuorviante

    • Francesco Storace 8 marzo 2019

      tranquilla…

  • Giuseppe Tolu 7 marzo 2019

    Quindi saranno i giudici che lo hanno condannato ingiustamente a risarcirlo, e visto che son giudici, a loro, il doppio della galera; e dici galera, non soldi!

    • Francesco Storace 8 marzo 2019

      dici?