Adozioni, nella rissa di governo c’è anche Conte: «Salvini, fai solo propaganda»

domenica 31 marzo 10:58 - di Niccolò Silvestri

Altro che medioevo: il Congresso mondiale delle famiglie che si conclude oggi a Verona è attualissimo, e rischia di lasciare cicatrici profonde sul corpo di un governo già lacerato da polemiche ormai quotidiane. L’ultima, quella appunto che origina da Verona, segna senza dubbio un salto di qualità perché registra tra i duellanti anche la presenza di Giuseppe Conte, rimasto finora acquattato nelle penombre delle mediazioni impossibili e dei buoni consigli. Ieri invece il premier si è materializzato sotto forma di un durissimo comunicato ufficiale con cui Palazzo Chigi ha restituito pan per focaccia a Matteo Salvini che da Verona lo aveva accusato di aver avocato a sé la delega delle adozioni, sottraendola al ministro leghista Lorenzo Fontana per affidarla al sottosegretario grillino Vincenzo Spadafora.

Il leghista aveva accusato Conte di inerzia sul tema dei minori abbandonati

«Ci sono 30mila coppie in Italia che attendono di adottare un bambino, ma decine di migliaia di minori sono bloccati, direi sequestrati da tremila case famiglia interessate solo al business: istituiremo una commissione d’inchiesta. Mi attendo che Conte faccia di più», era stato il micidiale affondo di Salvini. Al quale il premier, riecheggiando una precedente dichiarazione di Luigi Di Maio, ha risposto con toni altrettanto roventi: «Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose, altrimenti si fa confusione». Come a dire: stai facendo propaganda, la delega è in capo a Fontana. Concetti solitamente usati dall’opposizione per censurare l’attivismo mediatico del titolare del Viminale, ma che ora si sentono pronunciati dalla viva voce del premier.

Lega e M5s sempre più distanti

È di tutta evidenza che a scuotere il governo non è solo la scadenza elettorale delle “europee”, ma il fatto che i due alleati vi stiano arrivando a proporzioni invertite rispetto ad un anno fa quando fu siglato il famoso “contratto” e cioè con la Lega in volata verso percentuali fino a ieri inimmaginabili e con il M5s in picchiata e a rischio sorpasso da parte del Pd. Da qui l’allarme rosso e la parola d’ordine di stressare Salvini su ogni argomento nella speranza di interromperne l’ascesa nei sondaggi. Una missione che, almeno oggi, appare davvero impossibile. Anche con l’aiuto di Conte.

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