Aborto, grilline e donne Pd scatenate: già sulle barricate contro la proposta della Lega

mercoledì 27 marzo 12:56 - di Federica Argento
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Ancora attriti nel governo. Complice il congresso della famiglia a Verona e il braccio di ferro sul patrocinio all’evento, si apre un nuovo fronte di frizione tra M5S e Lega. A far discutere è la proposta di legge che vede come primo firmatario Alberto Stefani, giovane deputato del Carroccio. Che, per limitare gli effetti della legge 194 che regola l’aborto, ha depositato una proposta di legge che «si prefigge di individuare le modalità più efficaci, sul piano delle scelte politiche, di prevenzione». Introducendo la possibilità, in alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza, di «ottenere lo stato di adottabilità del concepito», disposta «con decreto del tribunale per i minorenni» prima della nascita del bambino, precludendo tuttavia «ogni possibile forma di ‘commercio’ tra la madre naturale e la coppia» che adotterà il piccolo. Si scatenano le ire delle parlamentari dem e degli stessi grillini che uniti nella lotta partono in tromba senza addentrarsi nel provvedimento che proponiamo qui in calce.

Ira delle parlamentari dem

Si scatena il sospetto di una revisione più ampia della legge 194. A sparare sull’iniziativa è in primis il M5S che prende le distanze: «Non ci sono dubbi che la legge 194 sia una conquista del nostro paese: mi guarderei bene dall’intervenire», precisa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «Non c’è alcuno spazio per interventi o revisioni sull’interruzione volontaria della gravidanza. Il principio di autodeterminazione sancito non può essere stravolto», rincara la ministra Barbara Lezzi. «Ricordo che quella sull’aborto è una scelta estremamente dolorosa e difficile e legare questo dramma al tema della crescita demografica sarebbe, nella sua insensatezza, offensivo». Interviene anche il vicepremier Luigi Di Maio: «Inutile discutere su queste cose, è evidente che parliamo di una legge indiscutibile».

Ma la legge 194 non è in discussione

Nessuno vuole mettere in discussione la legge 194, dice Matteo Salvini: «Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione.Polemiche inutili». Ma il Pd non si fida della “frenata” di Salvini, le donne dem insorgono: «Per approvare questa legge dovranno passare sul nostro corpo». «Vogliamo smascherare quest’operazione – dice Alessia Rotta, vicepresidente vicaria delle deputate dem – perché viene presentata ufficialmente come un tentativo di offrire un’alternativa all’aborto mentre in realtà si tratta di un attacco alla legge 194. Ed è anche un tentativo di criminalizzare la donna». Qualcosa non torna, perché se si parla di rispetto delle donne, andrebbe rinfrescata la memoria alle donne dem: Monica Cirinnà si era tanto battuta per “l’utero in affitto”, per la cosiddetta maternità surrogata, modalità caldeggiata da buona parte del Pd. Norma poi scongiurata. Ora l’adottabilità del nacituro sarebbe invece un’offesa alle donne. «La legge 194 sull’interruzione di gravidanza è un totem. Chi la tocca ne rimane scottato», scende in campo Avvenire.  E’ bastato – si legge – un progetto di legge leghista che intende offrire una nuova possibilità alle donne che hanno scelto di non tenere il nascituro, per scatenare un dibattito ideologico. Mentre il tema di fondo è quello di offrire una «forma alternativa all’interruzione di gravidanza», che resta «liberamente utilizzabile dalla donna». Ma tanto basta per scatenare guerre e sospetti. E vuoti di memoria. Oltre che aprire l’ennesimo casus belli sulla tenuta del governo gialloverde.

leg.18.pdl.camera.1238.18PDL0031210

 

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