Trump: “Costruirò un Muro umano se necessario, ma fermerò l’invasione dal Messico”

martedì 5 febbraio 16:39 - di domenico bruni

Mentre si attende che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump tenga alle 21.10 ora locale, le 3.10 in Italia, il suo terzo discorso sullo Stato dell’Unione, il dibattito sul Muro col Messico è sempre più acceso. “Abbiamo mandato altri militari. Costruiremo un muro umano se necessario”. Donald Trump, su Twitter, afferma che “un numero enorme di persone sta attraversando il Messico nella speranza di varcare il nostro confine meridionale. Se avessimo un muro vero, questo sarebbe un evento non degno di nota”. Intanto l’amministrazione americana ha inviato un rinforzo di altri 3.750 militari al confine col Messico, per dare “ulteriore sostegno” alle forze di sicurezza di confine del Custom and Border Protection. Lo ha annunciato il Pentagono, spiegando che il dispiegamento di ulteriori forze è stato approvato l’11 gennaio dal segretario alla Difesa facente funzioni Patrick Shanahan. L’invio di rinforzi porta a 4.350 i militari schierati al confine al sostegno del Custom. I nuovi reparti sono dotati di unità mobili di sorveglianza del confine e di quasi 250 chilometri di filo spinato per rafforzare il controllo della frontiera. Il presidente americano, che ha messo al centro della sua politica il contrasto ai migranti provenienti dal Messico, ha sottolineato su Twitter la sua approvazione. “Con le carovane che marciano attraverso il Messico verso il nostro Paese, i Repubblicani devono prepararsi per fare quanto necessario per una forte sicurezza al confine. I Democratici non fanno nulla. Se non c’è il Muro, non c’è Sicurezza. Traffico di esseri umani, Droga, Criminali di tutti i tipi. Alla larga!”, ha twittato il presidente, impegnato in un braccio di ferro con la maggioranza democratica al Congresso per l’approvazione dei fondi necessari alla costruzione di un muro anti migranti al confine col Messico.

E continua a salire il numero degli immigrati senza documenti che sono stati licenziati, in molti casi dopo anni di lavoro, dai golf club di Donald Trump. È stato lo stesso figlio del presidente, Eric Trump, a confermare che sono 18 le persone licenziate negli ultimi due mesi, cioè dopo che i media hanno rivelato che le società di Trump erano consapevoli del fatto che i lavoratori non avevano i documenti a posto. Uno scandalo che pare destinato a crescere, tanto che oggi i democratici hanno invitato ad assistere al discorso sullo stato dell’Unione di Trump, Sandra Diaz e Victorina Morales, immigrate da Costa Rica e Guatemala che hanno lavorato per anni nel golf club di Trump in New Jersey pur non avendo i documenti in regola. Secondo quanto reso noto da Trump jr i licenziamenti sono avvenuti in 5 diversi golf club nel New Jersey e nello stato di New York. “Stiamo facendo un grande sforzo per identificare ogni dipendente che abbia presentato documenti falsi” aveva dichiarato il mese scorso Eric Trump. Tra i licenziati Juan Quintero, 42enne arrivato adolescente dal messico, che lavorava da 18 anni al Trump Hudson Valley. “Metà della mia vita e non ho niente”, ha detto quando il mese scorso gli è stato comunicato il licenziamento.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi