Tridente, «la Raggi profeta della decrescita felice». Ira di motociclisti e commercianti

martedì 26 febbraio 19:52 - di Redazione

Su Virginia Raggi, profeta della “decrescita felice” piovono le critiche feroci dei romani avvelenati per l’ultimo provvedimento della sindachessa che vuole chiudere ai motorini l’accesso al famoso Tridente, il complesso di strade capitoline che partono da piazza del Popolo e divergono in direzione sud, via del Babuino, via del Corso, via di Ripetta.
Significa dare l’ultima mazzata su una città in ginocchio e, in particolare, sul commercio e sul dramma del traffico romano.
C’è chi parla di provvedimento demenziale. E chi avverte che la pazienza è oramai colma preannunciando che stanno per comparire i “gilet gialli”.

La sindaca sembra non capire di aver raggiunto il limite della sopportazione chiusa com’è nella sua torre d’avorio, insensibile agli appelli che le arrivano da più parti a ragionare.

Zona a Traffico Limitato del Tridente
Il popolo degli scooteristi romani prepara la sua controffensiva all’iter che dal primo aprile blinderà la Zona a Traffico Limitato del tridente oltre che ai veicoli anche ai  centauri e lascerà i varchi aperti soltanto al traffico dei residenti: «Abbiamo preso contatti con altri club e realtà per far sentire la nostra voce alla amministrazione comunale. Intendiamo incontrare l’assessore alla Mobilità. Cerchiamo il dialogo perchè il motociclo in una città come Roma rappresenta la sopravvivenza», avverte Roberto Leardi, presidente di Vespa club Roma – Il rischio di questa misura è l’ingolfamento del trasporto pubblico locale. Mi chiedo se l’Amministrazione sarà in grado di gestirlo con l’aggravante di diverse decine di migliaia di passeggeri in più ogni giorno».

«In centro un motociclo fa in media 30 km l’ora, un’auto 10 – ragiona Leardi contrarissimo alla chiusura del Tridente ai motorini – Dunque ti da la possibilità di arrivare in tempi brevi, di non “ingolfare” i mezzi pubblici e paralizzare le strade limitrofe alla Ztl per mancanza di parcheggi».

Non ci vuole molto a immaginare le conseguenze di una politica così miope e ottusa come quella della Raggi: l’auto si trasformerà nel “bene rifugio di salvezza” per gli ex-centauri provenienti dalle periferie con ovvie conseguenze in termini di incremento di inquinamento e traffico..
«Perchè pagare tasse di circolazione per il motociclo se non si può comodamente arrivare a destinazione e si è costretti ad attendere il tram – si domanda il presidente di Vespa club Roma  – Meglio a questo punto utilizzare le 4 ruote, più comode per arrivare in città».
Un rischio che la gioconda Raggi non sembra aver colto in tutta la sua interezza.

Anche i commercianti, in particolare quelli del Tridente, sono fuori di sè.

«La chiusura agli scooter è una decisione letale che implementa la famosa “decrescita felice” – dice amareggiato Gianni Battistoni, presidente dell”Associazione via Condotti – In una città senza mezzi pubblici il motorino è l’unico mezzo di trasporto ed è demenziale vietarlo senza previe consultazioni e confronti. Purtroppo non abbiamo i gilet gialli ma speriamo di tirarli fuori presto perchè la pazienza ormai è colma»

«Abbiamo chiesto un incontro al presidente del Consiglio che incontreremo venerdì primo marzo alle 11 preannuncia il titolare della storica boutique-tempio della sartoria made in Rome – Chiederemo dignità per Roma e possibilità di viverla. Abbiamo già tentato con la Raggi due volte ma al di là del bere insieme un’acqua della fonte non abbiamo ottenuto nulla».

All’incontro con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oltre a Battistoni saranno presenti il direttore di Ferragamo, Valerio Lucci, il gioielliere Carlo Eleuteri, Caterina Valente dell’Hotel Locarno ed il proprietario dell’Hassler Roberto Wirth nonché, per l’Associazione via Condotti, Francesca Tagliacozzo.
Denunceranno il crollo del turismo di qualità a Roma «danneggiata da anni» e le ripercussioni su «pil e attività commerciali della Capitale. Tentiamo – conclude Battistoni – Dopodiché – aggiunge sfiduciato – ci restano il presidente della Repubblica e il Papa».

Scendono in campo a difesa dei dueruote anche i commessi e quanti lavorano nel settore del commercio romano del centro.
«Ci sentiamo danneggiati come lavoratori dipendenti perché la maggior parte di noi, oltre la metà, è moto-munita e sarà costretta a rinunciare allo scooter per l’auto con ovvii problemi conseguenti per raggiungere il posto di lavoro – si accalora Fabio, banchista dello storico Caffè Greco di via Condotti –  Non ci preoccupano i clienti perchè la nostra utenza è il turismo che passeggia per il centro. I frequentatori che frequentano la zona infatti sono pochi. Quello che ci allarma è invece ciò che potrebbe non essere stato adeguatamente predisposto in alternativa. Vale a dire trasporti pubblici e parcheggi esterni all’area».

«Il problema è a monte – ricorda Fabio – Se si scorderanno in termini di trasporti pubblici e parcheggio che oltre agli scooter, che con il divieto saranno probabilmente sostituiti dalle auto, ci sono le cinquantine e le vespine a tre ruote, andremo all’intasamento, al trambusto, al collasso senza via di uscita».
«A che pro tenere» i motorini «pagare assicurazione e bollo senza poterli usare? Meglio a questo punto la macchina, molto più confortevole». Si profila un traffico senza precedenti nei pressi del centro. Tutti in fila, un lungo serpentone di auto bloccate nel traffico, per assecondare le manie della Raggi.

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