Tra hyperloop “entusiasmanti”, boom economici e riprese incredibili il Paese è in recessione

mercoledì 6 febbraio 10:17 - di Stefano Massari

«Il 2019 sarà bellissimo, avremo una ripresa incredibile». Con queste parole il presidente del Consiglio ha, nei giorni scorsi, commentato i dati marco-economici che certificano la recessione. Nelle parole di Conte c’è l’auspicio che i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio possano dare effetti positivi tali da far crescere l’economia in modo deciso, come mai accaduto negli ultimi anni. Entriamo nel merito e cerchiamo di comprendere meglio la logica di tali affermazioni. L’attuale governo, a differenza dei governi precedenti, fa leva sulla domanda, è convinto che mettendo “più soldi nelle tasche degli italiani” si possa avere un effetto di trascinamento sulla crescita. Più domanda interna, più consumi, più crescita: è questa la tesi di fondo dei provvedimenti economici. Una tesi tanto semplice da comunicare quanto rischiosa implementare nella realtà.

Recessione, come venirne fuori

Pensare di fare crescita con il reddito di cittadinanza e con quota 100, ovvero pensare di fare crescita aumentando il deficit è il modo migliore per non affrontare i problemi dell’economia italiana. Proviamo ad entrare nel merito della questione. Il problema strutturale che più di ogni altro determina la bassa crescita del nostro sistema economico è la produttività. Per Banca Italia la produttività italiana dal 1995 al 2016 è cresciuta dello 0,3% l’anno a fronte di un aumento del 2% annuo della Germania e dell’1,8% annuo della Francia. Anche la Spagna fa meglio di noi e, secondo l’Ocse, anche la Grecia negli ultimi anni ci ha superato. La produttività non cresce per una serie di ragioni, molte legate all’eccessiva polverizzazione delle imprese italiane, troppo piccole per affrontare le sfide di un’economia sempre più dinamica, altre alla mancata implementazione di politiche industriali tese a migliorare il contesto nel quale le imprese operano. Gli interventi di politica economica avrebbero dovuto puntare su tre “I”, investimenti, innovazione, istruzione, esaminando la legge di bilancio nel dettaglio ci si accorge che interventi ci sono stati, ma in senso opposto a quello auspicabile.  Industry 4.0, ovvero il primo provvedimento organico finalizzato a migliorare la produttività del sistema Italia, diamone atto a Calenda, è stato rivisto introducendo aliquote di agevolazione diversa a seconda della dimensione aziendale e della spesa. Si penalizza l’innovazione “acquistata all’esterno” per valorizzare l’innovazione “realizzata all’interno” non tenendo conto del fatto che le micro imprese non hanno un centro di ricerca e difficilmente interrompono un processo produttivo per fare ricerca. Insomma, per risparmiare qualche milione d’euro da destinare a spesa assistenziale si è inutilmente complicato un provvedimento che stava iniziando a dare i sui frutti. Passiamo alla seconda I, ovvero istruzione/formazione. Forse era troppo pensare ad un massiccio piano di investimenti sulle Università in grado di far risalire i nostri atenei nelle classifiche internazionali ma almeno su “Formazione 4.0” era legittimo aspettarsi altro. Cosa? Nulla, bastava non fare nulla per fare bene, bastava limitarsi a valutare come il provvedimento stava funzionando per comprenderne l’utilità. Invece l’economista che guida il Mise ha pensato di annunciare la fine di Formazione 4.0  per poi fare, su pressione della Lega, parziale marcia indietro. Comportamenti che contribuiscono a minare la fiducia delle aziende e che hanno come unico effetto quello di confermare l’inadeguatezza di chi confonde le variabile macroeconomiche di un sistema industriale complesso con il numero di like di un post su Facebook. Veniamo alla terza ed ultima I, quella delle infrastrutture. Che dire? La Tav non serve, il Gas dell’Adriatico non serve, il petrolio in Basilicata non serve, la Gronda di Genova è inutile, queste sono tutte cose da Paese sottosviluppato-. All’Italia serve l’hyperloop, il treno ultra veloce che un certo Buffagni sta studiando. L’hyperloop, udite udite, consentirà di andare da Palermo a Catania in 10 minuti. Buffagni definisce questo progetto “entusiasmante” anche se apre una serie di interrogativi quali ad esempio: da Isernia a Campobasso a quale tipo di infrastruttura staranno pensando? In ogni caso l’entusiasmo per l’hyoperloop alimenterà il boom economico annunciato da Di Maio e, per chiudere il cerchio, l’incredibile ripresa annunciata da Conte. Una ripresa “incredibile” si, ma nel senso letterario del termine. Una ripresa alla quale non crede nessuno.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi