Riecco i rossotogati che pretendono di dire al popolo cosa fare e come votare…

sabato 23 febbraio 13:59 - di Mario Aldo Stilton

Hanno sempre un gran daffare i magistrati italiani. Ma quelli rossotogati, che democratici lo sono col timbro, ne hanno più degli altri. Basta poco per capirlo. E comprenderne il sacrificio. Basta, ad esempio, aver voglia e tempo di dare un’occhiata alla relazione congressuale della leader di Magistratura Democratica. Riga dopo riga, paragrafo dopo paragrafo, lo si scopre chiaro e netto il gran daffare dei rossotogati italiani. Trattasi di sforzo, anche fisico oltre che mentale, davvero abnorme. Perchè sono (e si sentono) magistrati a tuttocampo. Non devono solo applicare la legge. Devono anche capire la società. Non devono solo amministrare la Giustizia. Devono anche combattere crisi, disagio sociale e ogni disuguaglianza. Non devono solo perseguire i reati. Devono anche difendere la nostra democrazia il cui percorso parrebbe essersi interrotto proprio in questi ultimi mesi, in forza di una nuova e diffusa emotività che avrebbe persuaso il popolo a sbagliare e votare i “nuovi demagoghi”. E si, hanno proprio un gran daffare i togati italiani di Md. Non devono solo essere imparziali. Devono anche cercare di allontanare dalla loro mente la tentazione della neutralità. E, nel frattempo, devono capire e dire se una legge è buona o cattiva (e, quindi, ecco detto che la legge sulla legittima difesa non è buona per niente ed è pure “incostituzionale”); devono denunciare l’uso demagogico della norma penale (che sarebbe poi il decreto sicurezza) e anche l’effetto intimidatorio delle iniziative sulle Ong; devono poter criticare duramente ministri (Salvini su tutti, ovvio!) ma, anche presidente del consiglio e parlamentari e persino Nazioni intere (tutte quelle del gruppo di Visegrád) e, insomma, chiunque sia legittimato “solo” dal consenso che il popolo -ogni tanto- regala ai “demagoghi”. Altro che limitarsi a perseguire il crimine, a leggere atti, ad ascoltare imputati e testi, a proporre e a comminare condannare o assoluzioni. Il magistrato, in questa moderna (e democratica) accezione è mestiere multidisciplinare. Senza sosta e senza riposo. Un gran daffare davvero per questi rossotogati. Ma, comunque, senza quella scocciatura di dover chiedere il voto al popolo.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Dino Capozzi 23 febbraio 2019

    Purtroppo io nel 73 schelsi di vivere e lavorare in Australia (regolarmente emigrato) e per l’amore che mi porto dentro per l’Italia non mi e’ possibile conoscere tutti i cambiamenti avvenuti dal 73; poiche’ ricordo che la Magistratura era (come qui in Australia) non di parte ma leggendo “Magistrarura Democratica” devo chiedervi:-
    1) E’ un nuovo partito politico? Penso di no
    2) E se non lo e’ perche’ il governo permette che si oppongono alla maggioranza (del governo eletto) come se si ritengono all’opposizione?
    Il governo fa’ le leggi, i carabinieri / polizia etc. arrestano i trasgressori, la magistratura li pnisce; SEMPLICE !!
    Il

    • Francesco Storace 1 marzo 2019

      È roba davvero inquietante

  • avv. alessandro ballicu 23 febbraio 2019

    bisognerebbe fare una radicale riforma della giustizia penale, se la magistratura è un potere democratico il popolo deve avere il diritto di intervenire nelle decisioni importanti, come avveniva nell’antica roma e nei paesi anglossassoni.
    almeno per il dibattimento la decisione di condanna/assoluzione dovrebbe essere monopolio di una giuria popolare, al giudice togato il compito di dirigere l’udienza e, in caso di condanna, stabilire la pena ( come negli usa);
    separazione netta delle carriere e subordinazione del pubblico ministero al controllo gerarchico del ministro di giustizia, in alternativa elezione dei pubblici ministeri.altrimenti c’è il pericolo che una minoranza nel paese (tipo magistratura democratica) possa condizionare e invalidare scelte politiche della maggioranza (vedasi caso ciotti)

    • Francesco Storace 1 marzo 2019

      La separazione delle carriere è una necessità impellente

  • cipollino 23 febbraio 2019

    Papponi.