Renzi come Catalano: «Processo subito per i miei genitori». Vale solo per loro?

mercoledì 27 febbraio 11:55 - di Romana Fabiani

«Massimo rispetto per i magistrati. Vadano a processo, non si fanno i processi passando le veline alle redazioni. Chiedo che per i miei genitori si vada a processo subito». Baldanzoso come da copione Matteo Renzi risponde così a Porta a porta alla domanda sui guai giudiziari che vedono coinvolti mamma e papà per bancarotta fraudolenta e fatturazioni false, agli arresti domiciliari da una settimana. L’ex premier pretende quello che dovrebbe essere garantito a tutti i cittadini:  un iter veloce della giustizia sperando, ça va sans dir, in un’assoluzione («Siamo persone per bene». E lo fa da privilegiato potendo permettersi la ribalta televisiva negata ai poveri cristi.

Dribbla sulla matassa ingarbugliata che coinvolge aziende di famiglia e rifiuta sdegnosamente, come tutti i personaggi pubblici finiti sotto accusa, il processo mediatico: «Non ci cado a questo gioco, di fare il processo a Porta a Porta», dice l’ex rottamatore, «sono convinto che se non avessi fatto politica alcune di queste scelte non sarebbero state fatte».

Dietro la richiesta di andare subito a sentenza c’è, forse, la segreta speranza di archiviare prima delle elezioni di maggio la brutta pagina familiara. Ma soltanto un miracolo potrebbe permettere al Matteo toscano di andare al voto, dopo le forche caudine del congresso dem, libero dalle ombre che gravano su mamma Laura e papà Tiziano, un tempo amministratori di fatto di tre società cooperative, due delle quali dichiarate fallite. Le ipotesi di reato contestate riguardano da un lato l’emissione, tra il 2013 e il 2018, di fatture per operazioni inesistenti all’interno di una delle società e, dall’altro, un’ipotesi di bancarotta fraudolenta che sarebbe stata commessa per le due altre società cooperative tra il 2010 e il 2013.

Sorride l’avvocato Riccardo Andriani alla richiesta perentoria di Renzi. «Andare a sentenza non è un’eccezione, dovrebbe essere una normalità, non una conquista». Insomma Renzi è un po’ come monsieur de Lapalisse o, ancora meglio, come Massimo Catalano, protagonista indimenticabile di “Quelli della notte”, celebre per le sue riflessioni appena un pizzico scontate (meglio l’uovo oggi che la gallina domani). Tecnicamente, spiega Andriani, i legali della famiglia Renzi posso chiedere il giudizio immediato per poter far saltare la fase dell’udienza preliminare e accelerare i tempi. «Diciamo subito – aggiunge l’avvocato di lungo corso – che un detenuto, anche ai domiciliari, ha una sorta di corsia privilegiata. Si tende, ovviamente, a non far scadere i tempi della custodia cautelare. Quindi mamma e papà Renzi possono sperare di essere processati in tempi ragionevoli». Sei mesi all’incirca. Ma, ripete Andriani, tutti i cittadini sottoposti a processono auspicano di andare a sentenza nel più breve tempo possibile, «soltanto che se lo dice il signor x non lo ascolta nessuno». E qui si apre il capitolo doloroso dei buchi neri del pianeta giustizia e il rebus dei termini di prescrizione. «Se saltano anche quelli – osserva polemico Andriani –  avremmo processi, non solo lumache ma lumache zoppe».

Misura abnorme quella degli arresti domiciliari, come ritine chi giudica “una vergogna” la scelta del gip fiorentino? «Se da una parte non è una decisione usuale, vista l’età, dall’altra va detto che il gip e il pubblico ministero ipotizzano, carte alla mano, la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove. L’attività di fatturazione falsa, l’elisione tributaria è stata messa in piedi, secondo i giudici, in maniera professionale, sistematica, quasi scientifica con una serie di società e cooperative che interagivano tra loro». La ricostruzione della condotta dei Renzi che ha portato alla incriminazione non fa pensare a “sviste”, distrazioni o inciampi. Non a caso anche la Procura di Genova ha chiesto gli atti a Firenze perché sono coinvolte anche società con sede in Liguria.

 

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