Piattaforma Rousseau, ira dei grillini: si entra senza codice e costa 98mila euro al mese

lunedì 18 febbraio 17:36 - di Redazione
BEPPE GRILLO E DAVIDE CASALEGGIO

Lenta, costosa e, soprattutto, insicura: sotto processo, invece di Matteo Salvini per il caso Diciotti, finisce la stessa piattaforma Rousseau bersagliata dalle critiche dei grillini eletti che, chiamati dai vertici del Movimento ad esprimersi, attraverso il sistema, sulla decisione del ministro dell’Interno di vietare l’attracco in porto della nave italiana carica di immigrati, hanno cercato di votare trovando mille difficoltà. E scoprendo non solo che si può votare anche senza ricevere il famoso codice che dovrebbe rafforzare la sicurezza intrinseca della piattaforma Rousseau secondo la logica informatica del “doppio fattore” – un sms viene inviato automaticamente all’iscritto sul suo cellulare personale per irrobustire il processo di login – ma anche che questo strumento tecnologico è lentissimo e, perdipiù costosissimo, 98.000 euro al mese, cioè un milione e 176mila euro l’anno. Tutti soldi che vanno a finire nelle casse della Casaleggio Associati che ha realizzato il sistema informatico proprietario – in definitiva un Content Management System – nella prospettiva di attuare così la democrazia diretta ed è anche proprietaria della piattaforma Rousseau.

Il “processo” a Salvini si trasforma in un processo alla piattaforma Rousseau

Insomma quello che doveva essere il giorno del processo pubblico della base grillina a Matteo Salvini si trasforma nel giorno del giudizio per la piattaforma Rousseau da parte degli stessi iscritti M5S chiamati ad esprimersi sul destino del ministro Salvini per decidere se dare o meno l’ok alla richiesta di autorizzazione a procedere per il caso Diciotti.

I rallentamenti del “sistema operativo” alla base della piattaforma Rousseau – rallentamenti dovuti, sembra, all’alto numero di accessi registrato sin dalle 11, orario di apertura delle urne virtuali – oltre a scatenare le proteste della base – sul Blog delle Stelle fioccano i commenti degli attivisti spazientiti dalla lunga attesa – stanno facendo inferocire non pochi parlamentari.

E c’è chi ricorda come, ogni mese, gli eletti, in base al regolamento pentastellato, siano obbligati a versare 300 euro a testa per il mantenimento della piattaforma Rousseau.

Sotto accusa il costo della piattaforma Rousseau: 1 milione e 176mila euro l’anno alla Casaleggio

«Sono riuscita a votare solo dopo un’ora – si sfoga una deputata grillina – e per una piattaforma così costosa non è una cosa accettabile».
Un altro parlamentare fa presente che ammonta a 98mila euro la cifra che, tra deputati e senatori grillini, la piattaforma Rousseau riceve ogni mese grazie ai bonifici degli eletti a Montecitorio e Palazzo Madama.

Ma non è tutto: stando a quanto viene raccontato in alcune chat grilline, molte persone sarebbero riuscite a votare entrando nella piattaforma Rousseau addirittura senza l’sms di verifica.

«Di norma quando entriamo su Rousseau oltre a inserire l’e-mail e la password, ci arriva un messaggio di verifica con un codice numerico di cinque cifre che dobbiamo inserire. Questo sms non è mai arrivato e l’accesso a Rousseau è stato effettuato comunque», rivela una “portavoce” gettando un pesantissimo sospetto sulla sicurezza della piattaforma messa in discussione più volte nel passato da hacker etici e non.

I vertici del Movimento, interpellati sui problemi tecnici registrati da Rousseau, negano ci siano stati attacchi hacker – l’hacker Rogue0, vero e proprio incubo dei grillini, in queste ore è tornato a farsi vivo su Twitter – e attribuiscono le cause al boom di accessi al sito.

I sospetti sulla sicurezza della piattaforma Rousseau: c’è chi ha votato anche senza il codice

Nel frattempo l’orario di chiusura del voto è stato ulteriormente prorogato: «considerata l’alta partecipazione, la chiusura delle votazioni sul caso Diciotti è stata prorogata alle 21.30 di oggi», è stato scritto sul Blog delle Stelle. Confermata, invece, l’assemblea congiunta di questa sera con Luigi Di Maio, ma – a quanto si apprende da fonti parlamentari – a causa delle tensioni interne, un gruppetto di parlamentari potrebbe disertare la riunione.

Restano intatti i problemi della piattaforma Rousseau. E c’è chi si inizia a domandare se, effettivamente, il sistema possa ancora rispondere alle esigenze dei Cinquestelle. O se, invece, non sia il caso di tornare alla cara, vecchia, carta e penna.

Sul Blog delle Stelle l’incazzatura degli attivisti è, quella sì, alle stelle.: «Non riesco, come c..o devo fare?», chiede uno di loro.
«La prossima volta gazebo, carta e penna e già che ci siamo pure la clava – ironizza Noxmaux – una mattinata per votare e non ci sono riuscito. Rinuncio». «Non volete che voti? Me ne farò una ragione», gli fa eco Giovanni, mentre qualcun’altro dispensa consigli tecnici: «Provate a disinstallare e reinstallare il vostro browser senza estensioni e a disattivare firewall e antivirus e riavviate il computer».

Non manca poi chi teme un sabotaggio in corso. «Ho il sospetto – si allarma Ferdinando – che il sito sia stato hackerato. Dopo mezz’ora di tentativi sono entrato nel sito senza sms di conferma; cosa molto strana. Ancora più strano che votando ritornava più volte alla domanda iniziale invece di confermare il voto. Sono rientrato dopo un’ora e mi diceva hai già votato: senza conferma? Annullate la votazione e fatela rifare nei prossimi giorni – propone ignorando che la Giunta per le immunità si pronuncerà domani – Io comunque ho votato SI».

«Sì ancora gli hacker di questa cippa! – risponde un altro attivista, Many – Bastava decidere di inviare email con posta certificata con voto e poi fare un riscontro! Bastava introdurre un metodo di riscontro del voto che rimanesse nella posta elettronica del votante! Invece tutto molto confuso e mal funzionante! Ma si sa, ci sono gli hacker…».

Esplodono le liti fra grillini sulla piattaforma Rousseau: sei un troll, forse c’è un hacker

Gli attivisti litigano anche tra loro, lanciandosi reciprocamente accuse di trollaggio “incrociate”: «Scrivi così perché sei un troll!», sbotta un attivista all’ennesima lamentela di un altro iscritto: «Troll sarai te, non ti permettere – risponde l’altro – sono iscritto dal 2007!».

«Ecco i geni che dovrebbero curare la digitalizzazione dell’Italia – scrive Mc – tutte chiacchiere e distintivo». E c’è il sospetto che ci sia più di un infiltrato, forse qualcuno del Pd che si è iscritto per criticare, dall’interno, il Movimento e il metodo di votazione. E, magari, accoltellare digitalmente Salvini.

Non mancano poi le polemiche per come è stato posto il quesito: «Sono passate quasi 5 ore e ancora molti di noi non riescono a votare – lamenta un militante – Oltre ad un quesito degno della vecchia politica, abbiamo persone che dimensionano banda e server senza considerare i picchi. Se fosse un attacco, ci sarebbe da licenziare il capo della sicurezza. Una serie di figure barbine per cui non ci sono parole».

«Avevo deciso di votare – s’inalbera Paolo – ma mi sono accorto di essere preso in giro! Perché fare la domanda al contrario come fanno generalmente nei referendum dove se voti sì è no e se voti no è sì? Non mi piace ‘sta cosa neanche un po’. Sa di truffa o meglio, se volete che Salvini venga processato, scrivetelo apertamente, probabilmente se verrà processato e magari assolto farete una sola figuraccia e non questa che evidentemente è stata architettata a dovere».
Per Stefano, invece, «il quesito è fuorviante e la pezza è peggio del buco», dice riferendosi alla modifica alla formula introdotta questa mattina in tutta fretta. «Ragazzi, non perdete tempo, non vi incazzate – scrive Iomio – tanto lo scrutinio dei voti lo fa Casaleggio…». Come dire: è già tutto deciso a tavolino…

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 18 febbraio 2019

    Le solite buffonate di alcuni buffoni. E mentre alcuni grillini rinunciano a parte dello stipendio altri incassano, alla facciaccia loro.

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