Marco Pantani, dopo 15 anni la morte del Pirata fa ancora discutere

giovedì 14 febbraio 13:54 - di redazione

Marco Pantani, quindici anni dopo. Una storia che ancora divide. Caso chiuso per la giustizia. Caso aperto per la famiglia. I giudici hanno concluso che ad uccidere il Pirata fu una overdose di cocaina. Con spacciatore e pusher napoletani (che portarono la dose al ciclista) che hanno patteggiato la loro pena. L’avvocato De Rensis nel 2014 aveva ottenuto la  riapertura dell’inchiesta ma, alla fine ha dovuto scontrarsi con l’archiviazione del Gip di Rimini e la successiva conferma della Cassazione. In ogni caso, quindici anni dopo la famiglia di Pantani non demorde. In primis, ovviamente, mamma Tonina. Una donna che non smette di ripetere la sua verità e manifestare il suo dolore: “Conoscevo molto bene mio figlio e le sue abitudini. Da subito ho detto “me l’hanno ammazzato”, e ne sono ancora più convinta. La mia battaglia continua per la verità. Spero si riaprano le indagini”. Cosa difficile, vista la decisione della Cassazione. Anche se, mai dire mai. Soprattutto se, com’è successo, una trasmissione televisiva decide di occuparsene. Come hanno fatto quelli delle “Iene” che hanno scovato alcuni nuovi testimoni e prodotto, nel loro servizio, nuove dichiarazioni. A cominciare da una ragazza che conosceva il Pirata e che avrebbe una gran paura della riapertura dell’indagine. E dal proprietario di un bar nel quale Pantani si recò il giorno prima della sua morte che non sarebbe mai stato ascoltato dagli inquirenti. Non è detto che basti a riaprire l’indagine. Ma per la famiglia è già qualcosa.

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