Marcello De Angelis*: quando Pinuccio pensava “oltre” progettando la destra nazionale (1)

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

1 Pubblicato su “Il Tempo” il 7 febbraio 2014.

Si dice che Tatarella fosse un moderato. Poteva sembrare forse tale venti anni fa, a confronto di posizioni che si volevano irriducibili o barricadere. Ma persino Giorgio Almirante era considerato “il moderato” quando a contendergli la segreteria era il più “radicale” Pino Rauti. Eppure, a leggere oggi una qualunque dichiarazione di Almirante o Tatarella, ci si rende conto che la corsa folle verso l’automoderazione ha portato molti dei loro vecchi avversari ben oltre limiti che i due illustri scomparsi non avrebbero mai superato. Tatarella viene giustamente ricordato come il teorico dell’andare “oltre” la destra. In realtà molti altri volevano andare “oltre la destra”, molti la consideravano uno spazio soffocante o almeno una categoria impropria.

La differenza è che Tatarella aveva un’idea più lucida della direzione in cui avviarsi. Sicuramente più di ogni altro si rendeva conto che l’uscita dal ghetto non sarebbe dipesa dalla virtuosità o meno degli esponenti della destra, ma che bisognava stare pronti ad approfittare di un cambiamento epocale che, inevitabilmente, sarebbe arrivato. L’idea di Alleanza Nazionale non era poi così diversa da quella della Destra nazionale dei primi anni Settanta. Si trattava di costruire un soggetto che non fosse “solo” neo-fascista, nella consapevolezza che il Fascismo era nel passato e in realtà non c’era nessuno, nemmeno nel MSI, che si sognasse lontanamente di ri-evocarlo, ma soprattutto avendo chiaro che la maggioranza degli italiani era di non-sinistra e che non avrebbe mai voluto la sinistra al potere. Questo è un concetto che oggi viene ripe-tuto quasi alla nausea da qualsiasi esponente politico che non sia di sinistra e anche da alcuni della nuova sinistra (che di nuovo ha senz’altro il fatto di essere molto diversa dalla sinistra). Quando però tale affermazione aveva il marchio doc di Tatarella non veniva compresa nella sua visione strategica.

Allora tutti pensavano “sì, ma c’è la DC che inter-cetta il voto anticomunista”. Tatarella era più lungimirante semplicemente perché sapeva che non sarebbe stato così per sempre.

Io non sono stato un tatarelliano (lo erano piuttosto persone varie e distinte come Gasparri, La Russa, Bocchino e – forse obtorto collo – Gianfranco Fini), non sono un esperto di Tatarella né un custode della memoria di Pinuccio, quindi il mio ricordo evoca opinioni e non certezze. Una certezza in verità ce l’ho ed è che il punto d’approdo cui ambiva Tatarella era una destra così unita da catalizzare tutti gli altri che non erano di sinistra in una destra molto più grande. Sicuramente avrebbe fatto di tutto perché le cose non andassero insomma come sono andate. Avrebbe fatto di tutto per impedire lo svuotamento della destra e la sua modificazione genetica e antropologica, la corsa pazza verso il diventare “altro” che è ben altra cosa dall’andare “oltre”.

* Giornalista e intellettuale

1) Pubblicato su “Il Tempo” il 7 febbraio 2014.

Testo tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

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