Lo stupidario antifascista cresce: ecco altre due “perle” di follia

mercoledì 27 febbraio 11:55 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo. Caro direttore,

Oggi Bologna si sveglia, apprendendo due fondamentali notizie: la prima, che il Comune di Bazzano – ridente località di settemila anime, evidentemente senz’altri particolari problemi sociali ed esistenziali – ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini; la seconda, invece, da quel di Crespellano – che d’abitanti ne conta qualcosa in più di 10 mila -, informa il popolo che quel piccolo Comune <bocciò> nel 1912 proprio il futuro Duce, il quale aspirava alla cattedra di maestro del paesino. Nel primo caso, la stampa locale precisa come la municipalità di Bazzano abbia discusso <per un’ora> la delibera proposta dalla locale sezione dell’Anpi per la revoca della cittadinanza onoraria concessa nel 1924 a Mussolini: un’ora di impiegati, di luci accese, di carte che sono state predisposte dagli uffici, insomma, svariate centinaia e centinaia di euro per stabilire quel che il destino aveva già sanzionato. Infatti, all’Anpi qualcuno dovrebbe spiegare come le attribuzioni della cittadinanza, ammesso che ve ne siano di concrete nel caso di una concessione onoraria del titolo, s’estinguono fatalmente con la morte del beneficiario. Inoltre, passati quasi cento anni, anche dal punto di vista <morale>, richiamato sempre dell’Anpi, è difficile sostenere che un atto amministrativo possa in qualsiasi modo <sanare> ciò che era stato stabilito da altri consiglieri, per di più in un del tutto differente regime giuridico e politico. Anche perché, a esser pignoli, qualcuno potrebbe sottolineare come i bazzanesi, Mussolini vivente, lo vollero loro <concittadino> e che poco significa che i bis-nipoti di quelli che si compiacquero di tale onore abbiano un parere diverso. In altre parole, qualcuno dovrebbe pur dire all’Anpi che questa implacabile <caccia alla cittadinanza onoraria> scatenata in tutta Italia, oltre che costosa, è pure inutile, priva di qualsiasi significato.

Incuranti del ridicolo

Il vertice della stupidità storica e politica, però, è senz’altro quello raggiunto da chi, scartabellando gli archivi di Crespellano e trovandovi gli atti del concorso per il posto di maestro comunale del 1912, ne ha informato la stampa, affinché titolasse: <Nel 1912 fu bocciato al concorso per maestro>. A limitarsi al titolo – come avranno fatto i più -, i bolognesi penseranno che il Duce – che, per altro, nel 1912 era già tale, seppur con accezione diversa, all’interno del mondo socialista, dove veniva spesso appellato appunto come <duce della gioventù> – fosse stato un ignorante o poco più d’un ignorante. Invece – sollevando non poca ilarità nei lettori più accorti -, leggendo l’articolo s’apprende che Mussolini non fu affatto <bocciato> a quel concorso, ma, essendoci un posto solo, <perse> quell’opportunità, classificandosi secondo su 26 concorrenti.

Follia antifascista

L’articolista, per altro, incurante del ridicolo che solleva il suo scrivere retorico, precisa: <risultò battuto dal maestro Vittorio Martelli che poteva vantare una maggiore anzianità di servizio e un lungo elenco di ‘titoli di cultura’ che gli valsero 63,05 punti>. Ora, quali fossero i ‘titoli di cultura’ della sconosciuto Vittorio Martelli, da oggi eroe del neo-antifascismo, non è dato sapere, visto che la Storia non ne ha conservata memoria; quel che appare certo, però, è che non dovessero essere poi così tanti, se il ben più giovane Mussolini si classificò immediatamente dietro di lui, con 60,84 punti, cioè, per un’inezia. Inezia che, però, oggi accampa sul uno dei quotidiani più diffusi in Italia, 107 anni dopo l’assegnazione della cattedra di maestro a Crespellano! Ora, che l’Italia non viva un momento esaltante – politicamente e culturalmente -, è chiaro da tempo, ma qui si sfiora la <psicopatia pubblica generale>. E col centesimo anniversario della fondazione del Fascismo alle porte, si rischia di scalare vertiginosamente tutti i gradini dello <stupidometro> e, quel che è peggio, di riportare il Paese all’epoca – che si pensava superata dalle evoluzioni dei partiti a metà degli anni ’90 – in cui la legittimità di una forza politica era legata ai giudizi sul e del passato e non già alle rispettive capacità d’affrontare, se non anche quelli del futuro, almeno i problemi dell’attualità.

 

Commenti

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  • valerie 27 febbraio 2019

    “Si sfiora la psicopatia pubblica generale”? O ci si è immersi fino alla cima dei capelli?

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Un po’ e un po’

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