Lo spettro della stangata. Fuggi-fuggi dei ministri: “Non siamo malati mentali”

giovedì 21 febbraio 11:57 - di Adriana De Conto

Non escludo, non smentisco, non confermo. È un fuggi-fuggi. I ministri non si espongono, meglio evitare, ci sono le elezioni e si rischia troppo se viene fuori la stangata. Le voci di una manovra correttiva aumentano in proporzione alla inconciliabilità delle risposte. Le posizioni “negazioniste” del ministro Salvini («Stiamo parlando del nulla»); quelle “possibiliste” del ministro Tria («Prematuro esprimersi»); quelle isteriche all’interno del mondo ciquestelle («ipotesi da malati mentali») non sono propriamente conciliabili e non fanno altro che materializzare il rischio che nel breve-medio periodo gli italiani debbano mettere mano al portafogli. È bizzarro, ma più M5S e Lega smentiscono, più le voci continuano a circolare e lo spettro ad avanzare. Il crollo della produzione industriale e degli ordinativi – ufficializzato dall’Istat – segnalano un Paese fermo e a palazzo Chigi, come al Mef, si avverte preoccupazione per la situazione di stallo. Il rischio di ritrovarsi a fine marzo con il terzo trimestre di crescita vicino alla zero non è ipotesi molto lontana. Con la conseguente  necessità di una manovra correttiva.

La stangata? «È da malati mentali»

Tengono ancora banco le dichiarazioni del sottosegretario della Lega Giorgetti, che solo pochi giorni fa non escludeva l’ipotesi di una manovra correttiva. Oggi invece Salvini afferma qualcosa di diverso dai microfoni di Radio Anch’io: «Abbiamo votato meno di due mesi fa una manovra economica che farà vedere i suoi effetti nei prossimi mesi e parliamo di una futuribile nuova manovra?». Fatto sta che, malgrado il ministro Tria abbia espressamente detto che ogni decisione «è prematura», i deputati M5S della commissione Finanze guidati da Carla Ruocco, hanno subito preso carta e penna per definire l’ipotesi «fantascienza» da «malati mentali», con il solito vocabolario fuori le righe. C’è nervosismo, c’è soprattutto la preoccupazione che le due misure-simbolo del contratto gialloverde – Quota 100 e Reddito di cittadinanza- non abbiano un impatto così incisivo sulla crescita. Una manovra correttiva dopo le Europee non è scongiurata.

L’Europa intanto ci boccia

Il governo dovrà presentare il Documento di Economia e Finanza entro il 10 aprile. E Tria ha già assicurato che arriverà nei termini stabiliti, ma ha anche fatto sapere che dovrà tener conto del mutato quadro macroeconomico e della recessione tecnica nella quale è entrata l’Italia nella seconda metà del 2018: «Certamente – ha spiegato Tria rispondendo al question time alla Camera – nel prossimo Def si aggiorneranno le previsioni economiche». E questo povrebbe portare «a una valutazione del governo dell’orizzonte strategico e alla verifica dei saldi che saranno oggetto del confronto con l’Unione europea». Un eloquio “fiorito” per dire che tutto è possibile. Anche perché proprio dall’Europa arriva una doccia fredda anticipata da Repubblica: nella manovra 2019 firmata dal governo Conte «non ci sono misure capaci di impattare positivamente sulla crescita di lungo termine». E’ il giudizio contenuto nel Country Report dell’Unione europea sull’Italia che arriverà mercoledì prossimo dalla Commissione Ue e che viene stamane anticipato da La Repubblica. Il documento, secondo quanto riporta il quotidiano, esamina le misure del governo giallo verde i cui effetti, scrive Bruxelles, saranno nefasti per il Pil, il deficit e il debito. Che le «prefiche europee» perseverino nel denigrare tutte le misure economiche dell’Italia non ci stupisce più di tanto. Dubitiamo, inoltre,  che in Europa abbiano il dono della preveggenza. Ma il nodo, comunque, di una manovra bis, però, rimane invariato.

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