L’intervista / Fitto: «FdI in Europa per dare più forza all’Italia e agli italiani»

giovedì 21 febbraio 16:08 - di Girolamo Fragalà

Per Fratelli d’Italia è un momento storico: il 22 febbraio sarà ufficializzato a Roma l’ingresso nell’Acre, l’Alleanza dei conservatori e dei riformisti in Europa. «È un passo molto importante e soprattutto di grande significato», afferma alla vigilia l’on. Raffaele Fitto, che con Giorgia Meloni ha firmato un patto federativo. «Tutto è nato nei mesi scorsi, nel corso di Atreju».

Qual è stato il presupposto?

Il punto di partenza è stato il progetto serio messo in piedi da Giorgia Meloni con l’obiettivo di riorganizzare il centrodestra. In molti l’abbiamo raccolto, rispondendo al suo appello. E immediatamente qualcuno ha iniziato a criticare, parlando di mera sommatoria elettorale. I fatti invece ci hanno dato ragione, il progetto sta crescendo e si sta irrobustendo. Giorgia ha aderito al gruppo dei conservatori a Bruxelles e ora avviene l’ufficializzazione. Questo passaggio cambia la prospettiva, si entra nella terza famiglia politica europea, che è decisiva, mentre altre forze sono in affanno e studiano come mettere in piedi un raggruppamento.

Il concetto di sovranità nazionale può sposarsi con l’Europa?

Questo è un nodo cruciale. Abbiamo bisogno di portare in Europa e difendere di più le questioni che riguardano il nostro Paese. Una cosa dev’essere chiara a tutti: sulle grandi tematiche nessuno può e deve mettere in discussione l’interesse nazionale.

L’Europa si trova di fronte a un bivio: o cambia rotta o la credibilità rischia di essere zero…

Le logiche dell’Europa vanno modificate. E per modificarle bisogna agire. Dobbiamo essere fermi nel difendere le scelte fondamentali per il nostro Paese. Prendiamo come esempio la richiesta di sforamento del deficit. È una tematica che non scandalizza nessuno, perché le politiche di austerity hanno prodotto conseguenze pesantissime. La valenza della richiesta, però, è tutta nel perché ci sia la necessità di sforare il deficit. Se il perché è sbagliato. come nel caso del reddito di cittadinanza, finiamo con il farci del male da soli. Se invece il perché è sacrosanto, come nel caso della riduzione del costo del lavoro, ci troviamo di fronte a tutt’altro discorso. E la battaglia diventa fondamentale. Per combatterla c’è bisogno di coesione interna. Anche per questo ci auguriamo che il centrodestra ritrovi un nuovo percorso. E di questo percorso Giorgia Meloni può essere il perno.

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