L’aborto non è un diritto umano. Il Papa le canta e le suona alle femministe globali

sabato 2 febbraio 12:45 - di Redazione

La vita non è un bene di consumo che possa sottostare alle legge dell’usa e getta attraverso l’aborto. Eppure proprio questa visione, secondo cui la vita può essere usata e gettata per noi e per gli altri, viene spesso spacciata addirittura come un “diritto”. Lo ha detto il Papa ricevendo i membri del Consiglio direttivo del Movimento per la Vita italiano in occasione della 31.ma Giornata nazionale per la vita, che viene celebrata quest’anno, domani, domenica 3 febbraio.

Quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale”. Il Papa ha colto l’occasione “per rivolgere un appello a tutti i politici, perché, a prescindere dalle convinzioni di fede di ognuno, pongano come prima pietra del bene comune la difesa della vita di coloro che stanno per nascere e fare il loro ingresso nella società, alla quale vengono a portare novità, futuro e speranza. Non si lascino condizionare da logiche che mirano al successo personale o a interessi solo immediati o di parte, ma guardino sempre lontano, e con il cuore guardino a tutti”. Bergoglio ha ricordato che “spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni, patto che consente di guardare avanti con speranza. Dove c’è vita, c’è speranza! Ma se la vita stessa viene violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita del dono, bensì un freddo calcolo di quanto abbiamo e di ciò di cui possiamo disporre. Allora anche la vita si riduce a bene di consumo, da usare e gettare, per noi stessi e per gli altri. Come è drammatica questa visione, purtroppo diffusa e radicata, e quante sofferenze causa ai più deboli dei nostri fratelli”.

 

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