La Ue boccia il governo Conte: riforme sbagliate e conti pubblici «squilibrati»

mercoledì 27 febbraio 13:46 - di Redazione

Che cosa ha in comune l’Italia con Grecia e Cipro? Tutte e tre, secondo la Commissione Europea, sono  affette da squilibri macroeconomici «eccessivi». È quanto si legge nella comunicazione del “governo” di Bruxelles a seguito dell’esame delle riforme strutturali di ciascun Stato membro e dall’andamento dei conti pubblici relativi al 2018. Presentano invece «squilibri» non eccessivi Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Croazia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Svezia. Ma torniamo all’Italia: il giudizio della Commissione guidata da Jean Claude Juncker verso il nostro Paese è particolarmente severo. Si legge ancora infatti nella comunicazione di Bruxelles che, «malgrado alcuni progressi nella sistemazione dei bilanci delle banche, le riforme del diritto fallimentare e le politiche attive nel mercato del lavoro, l’impegno per le riforme si è complessivamente fermato nel 2018».

Italia con  Cipro e Grecia: «Squilibrio economico eccessivo»

E non è tutto. Nel tritacarne dei commissari europei finisce infatti anche la manovra economica per il 2019 approvata di recente. A loro giudizio, «include misure che fanno marcia indietro rispetto ad alcuni elementi di importanti riforme fatte nel passato, in particolare nel campo delle pensioni, e non include misure efficaci per aumentare la crescita potenziale» del Paese. Tradotto, è la bocciatura di “quota 100” sulle pensioni e del reddito di cittadinanza. Da Bruxelles arriva anche un segnale diretto allo sblocco della Tav e di tutte quelle opere che il governo Conte tiene in stand-by per l’indisponibilità del M5S a sbloccarne l’iter. E la Commissione è stata lesta ad infilare il dito nella piaga sostenendo che l’Italia è il partner Ue che più mette barriere a chi voglia investire sul suo territorio.

La Commissione: troppi ostacoli per gli investitori

A livello europeo, insomma, quello italiano sarebbe l’ambiente più ostile agli investitori. È un giudizio tutt’altro che spannometrico dal momento che poggia su parametri ben precisi: delle diciannove categorie individuate dai funzionari della Commissione per misurare le “sfide” che un investitore deve affrontare nei vari Paesi Ue, l’Italia non ha barriere solo in tre: telecomunicazioni, energia e trasporti, tutti settori relativamente liberalizzati negli ultimi decenni. Peggio persino di Spagna e Portogallo, che di categorie libere da barriere ne contano ben cinque.

Commenti

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  • florio 28 febbraio 2019

    Quel ditino te lo puoi ficcare nel didietro. A’ scemo!!!!

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Comunque i conti vanno presentati a posto

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