La Farnesina: ci dissero che la figlia del diplomatico Jo Song Gil era tornata dai nonni

mercoledì 20 febbraio 19:11 - di Roberto Frulli
L'ambasciata della Corea del Nord, in viale dell'Esperanto, a Roma

Si complica ulteriormente, con il passare delle ore, il giallo sul “rapimento” della figlia 17enne di Jo Song Gil, il quarantottenne diplomatico nordcoreano che ricopriva l’incarico di ambasciatore ad interim a Roma, scomparso nel nulla lo scorso anno, rimpatriata forzosamente a Pyongyang e ora sotto la custodia delle autorità nordcoreane.

La Farnesina ricostruisce, in una nota, la vicenda secondo quelli che sono gli elementi in mano alla nostra diplomazia.
Il 14 novembre del 2018, accompagnata da personale femminile dell’ambasciata, la ragazza, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto ritorno.

Il 3 gennaio scorso, ricostruisce il ministero degli Esteri, la Farnesina aveva già reso noto di aver ricevuto per via diplomatica dall’ambasciata della Corea del Nord a Roma la comunicazione relativa all’avvicendamento del funzionario presso l’ambasciata stessa.

Al riguardo la Farnesina ha ricevuto due note formali: la prima, datata 20 novembre 2018, con la quale veniva data notizia dell’assunzione delle funzioni di incaricato d’affari a Roma da parte del signor Kim Chon.
La seconda, datata 5 dicembre 2018, con la quale si informava che l’ex-incaricato d’affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l’ambasciata , in viale dell’Esperanto, 26, a Roma, il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro il 14 novembre 2018.
Questo, secondo la Farnesina, è tutto quello che l’Italia ha in mano e non dispone altre informazioni a riguardo.

Secondo Thae Yong-ho, ex-vice ambasciatore nordcoreano a Londra, anch’egli disertore, che ha svelato la vicenda del “rapimento” della ragazza confermando le indiscrezioni comparse in questi giorni sulla stampa sudcoreana, nel corso di una conferenza stampa a Seul, la figlia di Jo Song Gil era stata riportata con forza in Corea del Nord, prima che la ragazza potesse disertare.

«La Corea del Nord ha rimpatriato immediatamente con la forza la ragazza» ha detto Thae ai giornalisti, secondo quanto riporta il sito NKNews. Attraverso proprie fonti, Thae, assicura di aver «avuto conferma che la figlia di Jo Song Gil è stata rimpatriata in Corea del Nord ed è sotto il controllo delle autorità nordcoreane».

Quanto al padre della giovane, Jo Song Gil, si ritiene che abbia disertato lo scorso novembre. La sua defezione è stata confermata il mese scorso dall’intelligence sudcoreana Nis, ma ancora non si ha notizia di dove si trovi l’ex-diplomatico nordcoreano.
Secondo Thae, Jo Song Gil si trova probabilmente ad affrontare una «situazione difficile, nella quale non gli è possibile far sapere dove si trovi o apparire in pubblico per il timore legato alla sicurezza della figlia».

Quarantotto anni, già ambasciatore a Roma dall’ottobre 2017, dopo che l’Italia aveva espulso l’ambasciatore Mun Jong-nam in segno di protesta contro un test nucleare della Corea del Nord avvenuto un mese prima in violazione delle risoluzioni dell’Onu, Jo Song Gil avrebbe dovuto terminare il suo mandato alla fine di novembre 2018.

Jo Song Gil si trasferì a Roma nel maggio del 2015 ed essendo un esponente di una delle famiglie più importanti del regime nordcoreano gli fu consentito di portare con sé la sua famiglia.
Le autorità di Pyongyang, infatti, hanno generalmente l’obbligo lasciare in patria i propri famigliari, per scoraggiare eventuali defezioni.
All’epoca della sua defezione, la stampa sudcoreana diffuse la notizia che Jo Song Gil avesse chiesto protezione personale al governo italiano all’inizio di dicembre, una procedura diplomatica volta a garantire che non venisse rimpatriato, in attesa che fosse accolta la richiesta di asilo in un paese terzo ma la Farnesina smentì la circostanza.
Ora il colpo di scena del rapimento della figlia.

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