Inchiesta/Quando facebook cade nel ridicolo nel nome della censura

domenica 17 febbraio 10:20 - di Il Cavaliere Candido

La censura di Facebook nasconde inquietanti strategie di controllo e di manipolazione dell’opinione pubblica.

Per cancellare un contenuto (foto o post), Facebook, può ricevere una segnalazione da un utente, o decidere autonomamente che tale contenuto “viola gli standard”. A questo punto scattano le azioni punitive che consistono nel “bannare” (ovvero togliere la possibilità di agire sul social) da pochi giorni fino a 3 mesi e, in ultimo, anche di chiudere senza preavviso il profilo o la pagina.

Le sentenze di questo strano tribunale sono inappellabili; inutile cliccare il tasto “fare ricorso” nessuno vi risponderà. Non esiste un ufficio reclami o relazioni con il pubblico.

Tuttavia, un colosso come FB, non può affidarsi a un lavoro di censura “manuale”; per questo vengono attivati degli “algoritmi”, ovvero dei software in grado di identificare specifiche immagini (per esempio: croci celtiche, gladi, fasci, saluti romani) e quindi cancellarli. Altri algoritmi sono impostati su parole chiave (come: Mussolini, camerata, duce, razza, negro).

Nel dicembre scorso tutti i giornali hanno parlato del caso della ditta Negro di Treviso che è stata bannata perché il termine “non rispetta gli standard” (peccato che fosse il cognome del titolare). Tutti hanno riso, pochi hanno capito che questo significa che chi controlla la rete e cancella tuto ciò che non è “politicamente corretto” è una macchina: la realizzazione pratica del Grande Fratello di Orwell…

Qualche volta, questo meccanismo genera anche una serie di curiosi “effetti collaterali”. Per esempio: sono state bannate fotografie di monumenti funerari irlandesi (croci celtiche); Associazioni d’Arma (gli Arditi) che hanno il gladio nel simbolo; un intero archivio di Canti patriottici (Lorien) perché aveva anche canzoni fasciste. Sotto il “fuoco amico” sono cadute anche pagine antifasciste, tra cui l’Osservatorio democratico di Saverio Ferrari, il padre di questa strategia di spionaggio e censura, perché nelle loro denunce hanno pubblicato o linkato post con foto oggetto di censura (saluti romani).

Cosa può fermare la macchina censoria di Facebook? I soldi. Volete un esempio? Il 29 aprile 2018, si è svolta a Milano la consueta commemorazione di Sergio Ramelli e, di essa, venne realizzato un breve video pubblicato sulla pagina FB dedicata a Ramelli decidendo di “promuoverlo” a pagamento. Significa che fu pagata la tariffa inserzionistica a FB per pubblicizzarlo 15 giorni. Orbene, FB ha accettato il video, ha accettato la promozione e, soprattutto, ha preso i soldi… Per 15 giorni, quindi,il video è rimasto online ricevendo oltre 100.000 visualizzazioni.Appena finita la promozione è stato rimosso… al solito: “perché non rispetta gli standard”! Alla minaccia di denunciare per truffa FB, è seguita una campagna di “bannature” della pagina e dei suoi amministratori che è finita con la totale chiusura della pagina stessa.

Tuttavia, c’è una frontiera ancora più estrema e inquietante da esplorare. Ogni volta che FB chiude una pagina, “banna” anche i suoi amministratori che si sono registrati, come tutti, tramite una mail. Pare che ormai, anche se si cambia mail, l’algoritmo del Grande Fratello ti riconosca comunque… il che significherebbeche scheda gli ID (gli identificativi dei nostri computer); alla faccia del “General Data Protection Regulation” e di tutte le norme sulla privacy.

(2 – fine. La prima parte dell’inchiesta è stata pubblicata ieri) http://www.secoloditalia.it/2019/02/inchiesta-da-orwell-alla-boldrini-cosi-facebook-censura-la-destra/

Commenti

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  • ANGELO AIAZZI 17 febbraio 2019

    MI SONO TOLTO PERCHE’ SONO UNA MASSA di ipocritoi io non posso dire la mia a me se i negri stanno sulcazzo perchè non poterlo dire?? ma se altri dicono che i fascisti o i mnazionalisti stabìnno antipatici e giuì improperi e cc ecc non succede nulla ipocriti razzisti al contrario e pure pezzi di merda

  • Marco Gondor 17 febbraio 2019

    Bellissimo articolo, finalmente si parla in maniera chiara e competente di uno dei problemi maggiormente sottovalutati dell’informazione e della comunicazione, spero in altri articoli su questo filone,. Bravi e complimenti !!!

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