Il Whatsapp audio di Richetti è una bomba nel Pd: «Martina può andare a c… domattina»

giovedì 21 febbraio 15:47 - di Augusta Cesari

«Per quanto mi riguarda la mozione Martina è finita. Può andare a cagare domattina». C’è serenità nel Pd… Questa frase soft pronunciata da Matteo Richetti  in una nota vocale inviata ai suoi collaboratori più vicini, ha un effetto deflagrantealla vigilia delle primarie del partito. L’audio che riproponiamo (ripreso da YouTube dal canale dell’Huffington post) è una bomba innescata nel Pd  alla vigilia delle consultazioni co gli iscritti del 3 marzo. Il senatore emiliano, pur spiegando che si è trattato di uno “sfogo privato”, ha tuttavia confermato pubblicamente quanto sostenuto nell’audio Whatsapp. Ormai è caos più totale.

Sfogo a tutto campo:«Ha preferito De Luca e Lotti…»

Richetti afferma cose pesantissime e  scarica duramente il «suo» segretario Maurizio Martina, con il quale componeva un ticket in vista dei gazebo: «Per me la mozione è finita- ha ribadito- . Ho cancellato le iniziative, io non ci vado in Toscana a dire votate Martina, anzi vi invito a farvi i c… vostri». Lo sfogo di  Richetti è incontenibile: «Sosterremo i nostri, io non li lascio soli. Martina può andare a ca… Ha voluto preferire i De Luca e i Lotti e compagnia? Da noi non avrà nessun sostegno».

«Logiche di affarismo e clientela»

«Da un anno e mezzo ho riunito 170 comitati in tutta Italia coinvolgendo giovani e risorse nuove che o diventano l’asse portante della mozione o non va — dice — In alcune regioni come in Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna abbiamo fatto un buon lavoro, ma in altre realtà, come in Sicilia, l’innovazione non c’è. Il mio è un dato di amarezza». Poi sono legnate: Richetti ha parlato di «filiere di comando imposte da Lotti e Faraone» e ribadito che «non si può ripartire da De Luca» al quale «sono state appaltate le liste, compresa la presenza del ‘frittura’“».

Il suo sfogo inviato in chat è diretto e parla di “logiche di affarismo e clientela” interne alla mozione. «Ci sono territori in cui siamo stati cancellati, umiliati», spiega Richetti. Che poi si domanda: «Ha senso che io dica, a livello nazionale, che molliamo Martina perché non ci ha dato i posti? Che il gruppo più attivo della politica italiana dica ‘“e ne andiamo per i posti” è una cosa avvilente, che ci riduce a mercenari della politica».

Pd da operetta

In questo Pd da operetta i problemi sono tanti, dunque, legati agli accordi tra Richetti e Martina, ai  posti in Assemblea. Ma è soprattutto una questione di legami con altri personaggi nei territori. L’ex portavoce del Pd dice perentorio ai suoi: «ho cancellato le iniziative dove c’è stata questa mortificazione. Non ci vado in Toscana e in Sicilia, dove Lotti e Faraone hanno fatto quello che gli pareva». La conclusione è uno sfogo rabbioso.  Addirittura, Richetti si augura che «dove hanno voluto fare i fenomeni spero che le cose gli vadano pure male. Così imparano a comportarsi così». Poi l’ attacco frontale all’ex segretario: «Non ci aspettavamo niente di più da chi fa politica con le logiche di affarismo e clientela». Poi il finale, appunto, da opera buffa. Dopo che sono volati stracci, un imperturbabile  Maurizio Martina, a SkyTg24, parla di «pace fatta». «Chi fa i Congressi sa che ci sono momenti di tensione per comporre le liste e le proposte -ha spiegato Martina-. Sono contento, stiamo lavorando bene e tutti insieme ad una mozione che ha una prospettiva unitaria». All’anima di unità… Dall’operetta all’avanspettacolo.

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