Gli alberi cadono perché sono fascisti… Raggi fuori controllo. La replica di Rampelli

martedì 26 febbraio 12:39 - di Redazione

La crisi in cui versa il M5S con le continue emorragie di voti cui il Movimento è sottoposto deve aver dato alla testa a Virginia Raggi. La sindaca, ritrovatasi di nuovo sotto accusa per la mancanza di manutenzione del patrimonio arboreo della città, con tronchi che si abbattono su taxi e auto quando tira vento, ha spiegato quale strategia intende adottare in un lungo post su Fb.

“Serve un piano straordinario per l’abbattimento di tutti gli alberi malati e arrivati a fine vita a Roma – ha scritto – Si tratta di piante per le quali non c’è alcun rimedio e per le quali non basta la manutenzione. Questi alberi li potremo sostituire piantandone altri, giovani e sani, al loro posto. Molti degli esemplari caduti hanno circa 90 anni: sono stati piantati durante il regime fascista ed ora sono giunti al termine della loro esistenza. Si tratta di piante per le quali non bastano le cure ordinarie. So che queste mie parole faranno adirare molte associazioni ambientaliste ma la situazione del patrimonio arboreo di Roma è questa. Per fare la manutenzione dei 330mila alberi presenti a Roma servono fondi e, soprattutto, la possibilità di recuperare i ritardi dovuti ai decenni in cui troppo poco è stato fatto”.

Messa così, sembra che questi alberi vengono giù perché fascisti e non perché nessuno se ne cura… Al post di Virginia Raggi ha replicato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI):  ”La sindaca Raggi oggi se la prende con gli alberi di epoca fascista per i quali prevede un taglio radicale, sembra più un’epurazione ideologica che un provvedimento botanico. Inutile ricordare che importanti esperti hanno certificato che esistono metodi tali da rendere compatibile il paesaggio delle nostre città con i pini: monitoraggio arboreo, avvio del famoso bando ancora fermo per censimento, potatura e messa in sicurezza del patrimonio arboreo romano”.

“Inutile anche ricordare – prosegue Rampelli – che questo patrimonio fa parte dell’identità stessa della Capitale e ha ispirato centinaia di artisti di ogni epoca. Il paesaggio è infatti cultura, per tutti, tranne che per gli asini. Sarebbe bastato un regolamento degli scavi perché, come ha riferito uno dei più grandi esperti di pini mediterranei, l’agronomo Morelli, manca a Roma uno strumento per impedire la continua mutilazione delle radici degli alberi, naturale contrappeso alle chiome più estese”. “A ogni scavo per la riparazione o la posa dei sottoservizi dovrebbe corrispondere un’azione di accurata manutenzione delle radici e del manto stradale violati. La prolungata assenza di cure fa diventare a Roma straordinaria quella che dovrebbe essere semplice manutenzione ordinaria”, conclude Rampelli.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Eb 28 febbraio 2019

    Avete sollevato un “caso” sul nulla. Su un titolo cretino acchiappaclic

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Se il nulla è la sindaca…

  • mimmo 27 febbraio 2019

    Non Credo che volesse denigrare il regime Fascista, si tratta solo di un riferimento temporale e semmai quanto dichiarato potrebbe suonare esattamente al contrario: Il Regime Fascista ha avuto il merito di averli piantati, ma ormai sono passati 90 anni e sono pericolosi.

  • Valentina Fazio 26 febbraio 2019

    Il punto in questo caso è semplicemente che i pini non sono alberi longevi e tutti quelli di Roma sono stati piantati in questo periodo e stanno effettivamente arrivando al termine del loro ciclo vitale. Tutto qua