Dall’amore per l’Italia a quello per i gatti: le frasi famose di Karl Lagerfeld

martedì 19 febbraio 16:04 - di Penelope Corrado

Il fatto che neanche sia chiara l’età che aveva Karl Lagerfeld (i media si dividono attorno a tre date: 1933, 1935 o 1938) morto oggi, a Parigi, la dice lunga sulla personalità fuori dal comune dello stilista tedesco. Lagerfeld ha segnato il destino di case di moda come Chanel e Fendi ed è stato un personaggio non convenzionale in ogni sua uscita pubblica. Anche nelle sue dichiarazioni sarcastiche e nella sua visione del mondo sempre fuori dagli schemi. Ecco alcune delle sue frasi che aiutano a conoscerelo meglio.

Moda e donne intelligenti

«C’era una stilista che sosteneva che i suoi abiti venissero scelti solo da donne intelligenti. Naturalmente è fallita».

«Non perdono, preferisco dimenticare»

«Non mi affeziono per sempre agli oggetti, e neppure alle persone. Agli amici chiedo reciprocità, se l’altro non è all’altezza, è finita. Ritengo superfluo perdonare, preferisco dimenticare».

Lavoro

«La mia regola professionale è sempre la stessa: lavorare più degli altri per dimostrar loro quanto sono inutili».

Omosessualità

«L’omosessualità è come il colore dei capelli, niente di più. E, come diceva la mia mamma, ti risparmia una nuora insopportabile».

Tatuaggi

«Penso che i tatuaggi siano orribili: è come vivere tutto il tempo con addosso un abito di Pucci».

L’amore per Roma

«Dopo Parigi, Roma è la città che conosco meglio. Con New York, sono i tre posti che amo di più. A Roma ho avuto due case. Una sul Vicolo del Divino Amore, e prima ancora in Piazza di San Lorenzo in Lucina, vicino alla chiesa»

Innamorato dell’Italia

«Parlo poco italiano ma lo capisco bene: che lingua meravigliosa. Quello che mi piace dell’Italia è che è rimasta italiana. Compreso il cibo, che è il miglior cibo, e costa poco. L’Italia ha mantenuto la sua identità, più di quanto abbia fatto la Francia».

Sui terroristi islamici

«La cosa peggiore, comunque, è che si combatte contro un avversario invisibile. Ai tempi della Guerra Mondiale si sapeva chi e dove erano i nemici. Adesso, sono dappertutto».

Sulle accuse ad Harvey Weinstein

«Quello che mi lascia più di stucco in assoluto è che queste sedicenti celebrità ci hanno messo vent’anni a ricordare ciò che è successo. Per non parlare del fatto che non ci sono testimoni. Detto questo, non posso stare dalla parte del signor Weinstein».

Si selfie chi può

«Non vado nei luoghi pubblici. È un incubo con i selfies e tutto. Non ricordo neanche come fosse la vita prima degli Iphone ma personalmente non ho voglia di essere immortalato con degli sconosciuti in una foto»

La creatività

«Meno ti fermi, meglio fai. L’appetito vien mangiando, le idee vengono facendo: non è passando due settimane in spiaggia che arriva l’ispirazione».

L’infanzia

«Non giocavo mai con gli altri bambini, anzi li detestavo proprio, li trovavo stupidi. Volevo essere un adulto. Forse perché mia madre mi ha sempre trattato da adulto. Diceva: Tu hai 6 anni ma io no, quindi parlami pure, ma quando parli fai uno sforzo. Altrimenti taci».

Incontentabile

«Non sono mai contento ed è quello forse il segreto di tutto. Perché puoi essere stato bravo quanto vuoi, ma vale solo la prossima cosa che farai».

La gatta erediterà parte del patrimonio

Un capitolo a parte merita la passione sfrenata di Lagerfeld per i gatti. La sua adorata gatta birmana Choupette ha anche un profilo Instagram, seguito da centinaia di migliaia di follower. E proprio alla sua gatta (in particolare a chi la accudisce, Lagerfeld ha destinato parte del suo immenso patrimonio).

Senza figli ma innamorato di Choupette

«Quelli come me non possono avere figli. Li vizierei a morte, li tratterei come la mia gatta Choupette, che è il centro della casa. E Choupette ha pranzato, e Choupette ha dormito, e Choupette ha fatto la pupù: grottesco. Ho messo da parte dei soldi per lei: dovesse succedermi qualcosa, chi la avrà in custodia disporrà di tutte le risorse per trattarla bene. E altri soldi li ho donati alla fondazione di Brigitte Bardot, perché non tutti i gatti hanno la fortuna di Choupette».

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