Cesare Battisti senza vergogna: chiede lo sconto, non vuole l’ergastolo. E accusa l’Italia per lo “show mediatico”

venerdì 22 febbraio 10:29 - di Leo Malaspina
Cesare Battisti

Non vuole l’ergastolo, si lamenta per il trattamento subito dai media italiani con lo “show” andato in scena, alla presenza di Bonafede e Salvini all’aeroporto di Ciampino, chiede l’applicazione di un cavillo di legge che gli farebbe scendere la pena sotto i 30 anni. Cesare Battisti, il terrorista dei Pac estradato dal Brasile, parla per voce del suo avvocato a quasi un mese dal suo arresto e fa capire che condurrà battaglie in tutte le sedi, a suon di cavilli, per provare a ottenere uno sconto di pena dopo l’arresto, a gennaio, in Bolivia dopo quasi 40 anni di latitanza e dopo l’estradizione in Italia per espiare l’ergastolo per 4 omicidi che risalgono alla fine degli anni ’70. Battisti ha chiesto commutare la pena in 30 anni. 

L’avvocato Steccanella ha depositato alla Corte d’Assise d’Appello di Milano un’istanza con cui richiede di applicare gli accordi di estradizione Italia-Brasile che prevedevano, appunto, una pena di 30 anni. Poi accusa il governo italiano per l’esposizione mediatica dell’arresto di Battisti, le pubbliche dichiarazioni da parte di ministri dell’attuale esecutivo, «che si sono espressi in termini di assoluta certezza, tanto sull’entità della pena che l’arrestato dovrà in concreto scontare, tanto sulle specifiche modalità penitenziarie». Secondo il legale di Cesare Battisti, l’ergastolo non può essere applicato al suo cliente perché l’Italia si sarebbe impegnata con il Brasile con un accordo per rideterminare la pena di Battisti da ergastolo in 30 anni (nel Paese sudamericano, infatti, non è prevista l’ergastolo) e quell’accordo, per la difesa, è l’unico titolo valido di estradizione presente. E sempre secondo la difesa, non ci sono nemmeno documenti validi attestanti l’estradizione dalla Bolivia all’Italia: dunque, l’unico titolo valido resterebbe l’accordo Brasile-Italia. «Pur comprendendo l’estrema urgenza da parte dello Stato italiano di finalmente eseguire una condanna risalente a molti anni prima e così pure la solerzia collaborativa del funzionario dell’ufficio immigrazione boliviano di prontamente consegnare al paese interessato un condannato per gravi reati non può essere consentito, però, «prescindere dalle procedure di diritto (trattati, accordi bilaterali ecc.) che regolano i rapporti internazionali tra gli Stati sovrani», conclude il legale del terrorista.

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