C’era una volta un immigrato che… e i social si scatenano contro la Lucarelli e la sua favoletta buonista

domenica 3 febbraio 20:10 - di Ginevra Sorrentino

Anche male, purché se ne parli: fedele al principio base della ricerca della fama, Selvaggia Lucarelli finisce nuovamente al centro dell’attenzione mediatica, dritta dritta nel mirino dei social. Del resto la sua strategia funziona sempre: basta andare contro-tendenza, usare parole forti – struggenti o al vetriolo, fa poca differenza per la sintassi della sua comunicazione – e sempre declinate all’ultima moda in voga sul web. E allora, che si parli di tv, di tifo calcistico o di migranti, il tono perentorio è sempre un po’ lo stesso, cambiano protagonisti e vittime del casus belli che di volta in volta la corsivista pungente, nonché integerrima giudice tv, oltre che lei stessa ex protagonista di reality e sempre e comunque madrina delle cause dibattute e rilanciate a suon di post e di tweet, affronta e viviseziona con la lente della polemica che tanto le è congeniale.

Selvaggia Lucarelli nel mirino dei social: la favoletta dell’immigrato a cena non convince nessuno, anzi…

E allora, è bastato il racconto di una serata a cena con un migrante, e la commovente storia su un compagno del centro d’accoglienza, perché Selvaggia Lucarelli finisse nuovamente nel mirino dei social. Tanto è vero che, in un post pubblicato su Facebook, la blogger ha commentato la serata trascorsa con il malese Konate che ha voluto condividere con lei la storia di un giovane migrante alle prese con solitudine e integrazione nella Milano di oggi. Una storia a lieto fine, che vede il ragazzo – impegnato a fare consegne in bici in una fredda serata di inverno – bussare “alla porta di una signora che aveva ordinato la cena. Ci può essere qualcosa di più convincente per dispensare pillole di saggezza buonista intrise di retorica multietnico-globalista platealmente dispensate tra le righe di una favola metropolitana dall’immancabile happy end (e con tanto di morale acclusa)? Certo che no: e allora, giù con il racconto lacrimevole e lacrimante del giovane immigrato. Era tardi. La signora – racconta infarcendo la narrazione di descrizioni la Lucarelli – lo guarda, lo vede infreddolito, appena sceso dalla sua bici che sua non è e gli dice: «Ragazzo, tu fai un lavoro che è davvero duro, piove, fa freddo, mi hai portato la cena, tieni questi 50 euro per te, ne meriteresti 1000 per quello che fai». Il ragazzo riprende la sua bici ma non può più salirci su. Perché piange. Piange troppo per guidarla. Fa 3 km per tornare indietro portandosela dietro a piedi». Un pianto di gioia riportato ai compagni di stanza con una frase: «Quella signora era la mia mamma, mi ha parlato come se fosse lei», riporta la Lucarelli inesorabilmente lacrimevole, e noi leggiamo stupiti fino all’inverosimile. Poi, il pistolotto con morale finale affidato al ragazzo che, addormentandosi, si lascia abbracciare da un pensiero avvolgente: «Forse, sì, esiste un’Italia gentile».

Il web si scatena contro la Lucarelli e la sua morale buonista su migranti e accoglienza

A questo punto, però, l’affronto è troppo e spiattellato troppo tutto insieme, anche per i più romantici. Anche per i più idealisti tra i follower che, facendosi strada tra glassa buonista e melassa globalista, fra commenti commossi e like di circostanza, lasciano spazio alla realtà di tutti i giorni. Quella secondo cui sono in tanti a non essere per nulla felici del racconto della Lucarelli e della fanta-realtà a cui vorrebbe rimandare. «Ci hai rotto le palle», «pensa agli italiani poveri», «fai pena», «parla dei tuoi connazionali», «basta parassiti»,«vergognati», «amica dei clandestini», «smettila di prenderci per i fondelli con la favoletta dell’immigrato», alcune delle frasi rivolte alla cronista del Fatto Quotidiano che, almeno finora, ancora non ha ancora replicato “da par suo ai suoi detrattori” (hai visto mai che avesse capito di avere davvero esagerato questa volta?). Già, i suoi detrattori: gente che il re nudo l’ha visto da un pezzo e che alle favole buoniste spacciate dagli aedi catto-comunisti ha smesso di credere, risvegliandosi bruscamente dal sogno dell’integrazione, sotto i colpi inferti dalla crisi e dagli obblighi imposti dall’accoglienza coatta.

 

Commenti

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  • valerie 4 febbraio 2019

    Ma questa non è il verme che anni fa dette del trans a una ragazzina che cercava solo un po’ di riconoscimento a un concorso di bellezza? In un colpo solo ha coperto di ridicolo una ragazza e offeso i trans, e ora passa le giornate a dare lezioni di morale a tutti sulla dignità umana e le identità sessuali alternative? Semplicemente uno dei tanti sacchi di escrementi partoriti dal sonno della ragione narcotizzata dai mass-media.

    • Francesco Storace 4 febbraio 2019

      Boni, state boni…

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