Carcere di Poggioreale, parenti dei detenuti lanciano pietre e bottiglie. Ferito un agente

mercoledì 13 febbraio 10:51 - di Gianluca Corrente

Momenti di alta tensione sono stati vissuti, nella notte, dentro e fuori al carcere di Poggioreale, dove si sono svolte due manifestazioni di protesta, l’una dei detenuti del carcere e l’altra, fuori dal penitenziario, da una trentina di donne congiunte di alcuni ristretti. Un agente di Polizia Penitenziaria è rimasto ferito. «Almeno due reparti detentivi di Poggioreale – spiega Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) – il Livorno e il Salerno hanno dato vita alla rumorosa protesta della battitura rivendicato iniziative e provvedimenti circa il sovraffollamento e la sanità. Fuori alla Ticino (alle spalle dell’ingresso principale dove mettono le auto i poliziotti) c’era un gruppo di circa 30 donne (sicuramente familiari dei detenuti) che hanno lanciato bottiglie e pietre sia contro il cancello e anche all’interno del parcheggio per protesta contro il personale di polizia penitenziaria, (da voci dicono per la morte del detenuto giorni fa) sequestrando una decina di colleghi all’interno del parcheggio, che non potevano uscire. Lo hanno potuto fare solamente solo con l’intervento di carabinieri e polizia, anche se la macchina di qualche agente è rimasta colpita. Un altro presidio di 8-9 persone erano sedute a terra e una 40 di persone in piedi hanno tentato di bloccare la strada altezza parcheggio. Insomma, una situazione ad altissima tensione». Tensione che, nel pomeriggio, aveva determinato l’ennesimo evento critico nel penitenziario. «Nelle prime ore del pomeriggio – prosegue Fattorello – presso il Reparto Livorno, che conta 300 detenuti, un detenuto definitivo italiano, dopo aver fatto il colloquio con l’educatrice, molto alterato, pretendeva di andare subito in cella e ha colpito per questo proditoriamente l’agente di Polizia Penitenziaria di servizio».

Non solo al carcere di Poggioreale

Donato Capece, segretario generale del Sappe, ricorda che sono stati numerosi gli eventi critici accaduti in carceri della Campania negli ultimi giorni e denuncia le gravi criticità operativi dei poliziotti penitenziari ed il clima che si vive nelle carceri del Paese. «La situazione all’interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017 – chiarisce Capece – . I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario aperto, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza che colpisce le carceri del Paese e della Campania in particolare».

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