All’armi son fascisti: nelle Procure riparte l’ossessione per il saluto romano

venerdì 22 febbraio 15:44 - di Annamaria Gravino
saluto romano

Torna ad aggirarsi nelle procure l’ossessione del saluto romano, con buona pace anche delle sentenze di Cassazione che più volte hanno ribadito che in determinati contesti non è affatto reato. In particolare, si segnalano due inchieste a Milano, una delle quali arrivata già a una condanna, un’informativa inviata alla procura di Padova e un’indagine della procura federale di Savona per un braccio “sospetto” nella foto di una squadra di prima categoria.

Il nostalgico condannato per proselitismo

Il caso maggiormente significativo è quello che ha visto la condanna di uomo milanese che aveva partecipato, il 23 marzo del 2014, a una commemorazione al cimitero Monumentale, davanti al “Sacrario dei martiri della rivoluzione fascista”, per ricordare la fondazione dei Fasci di combattimento. In otto, su una sessantina di partecipanti, sono stati riconosciuti dalla Digos e poi rinviati a giudizio. Sette hanno scelto il rito ordinario, ammettendo di aver partecipato al Presente e di aver fatto, quindi, il saluto romano. Uno ha scelto il rito abbreviato. Ed è stato condannato, nonostante avesse rifiutato gli addebiti e, secondo quanto riportato oggi dal Giornale, la stessa procura ne avesse chiesto l’assoluzione. Secondo il giudice Luigi Varanelli c’erano sufficienti prove del fatto che l’uomo avesse salutato romanamente e, vista la ricorrenza, c’era da giudicare l’evento non come «mera commemorazione funebre rivolta ai caduti», ma come «rievocativa del momento fondativo (del disciolto partito fascista, ndr) e del suo tragico sviluppo; quindi con intento proiettivo e vivificane, ossia con piena attitudine al proselitismo». Per il giudice, quindi, quella manifestazione, corredata di saluto romano, «fu pericolosa in concreto, in relazione al momento e all’ambiente», giustificando l’applicazione della Scelba.

Ancora inchieste sul Presente per Ramelli, anche se la Cassazione…

A destare più sconcerto, però, è la decisione dei magistrati milanesi – di cui si è avuta notizia il 25 gennaio – di indagare e poi rinviare a giudizio 20 persone che nel 2012 parteciparono al Presente per Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi. Sulla stessa identica circostanza sono stati già celebrati processi che si sono conclusi con la Cassazione che ha escluso il reato per il saluto romano a questo tipo di commemorazioni. Così, per superare la giurisprudenza avversa e far andare avanti questo nuovo processo, i magistrati milanesi che lo hanno in carico si sono dovuti appellare al numero dei convenuti e all’intensità della partecipazione all’evento. Oltre che alla tesi secondo cui quel saluto romano, lanciato per ricordare due vittime innocenti della violenza rossa, inciterebbe alla discriminazione razziale con conseguente applicabilità della legge Mancino. Cui prodest?

Schedati pure al funerale. L’informativa arriva in Procura

Ed è sempre legato a un lutto il saluto romano finito all’attenzione della procura di Padova, alla quale la Digos ha trasmesso le immagini del funerale del 44enne segretario regionale di Forza Nuova, Andrea Visentin, morto dopo una lunga malattia. L’ultimo saluto a Visentin, come d’uso per militanti politici con il suo profilo, è stato un Presente. E, anche se il saluto non è arrivato proprio sul sagrato della Chiesa, poco importa che si trattasse inequivocabilmente di esequie: la Digos ha ipotizzato che quell’addio potesse rappresentare una manifestazione non autorizzata e apologia di fascismo.

Il “processo” al mister che si agita troppo in foto

Infine una storia che arriva da Savona e che sfiora il surreale. In una foto di una squadra di prima categoria, il Soccer Borghetto, tra le teste dei giocatori, spunta un braccio teso. È quello dell’allenatore, il mister Rossano Porcella, che prontamente è stato deferito dal delegato provinciale della Federcalcio alla procura federale. «Il mio dovere era quello di girare la segnalazione all’organo competente, che saprà sicuramente adottare la decisione più giusta», ha detto il dirigente sportivo all’Eco di Savona. Il mister, però, ha spiegato non solo che non si trattava di un saluto romano, ma di non esserne neanche accorto: «Ero intento nel sistemare i ragazzi per immortalare un momento importante come la vittoria in un derby. Abbiamo anche delle foto dei momenti immediatamente precedenti. Sono tranquillo», ha spiegato Porcella, chiarendo che comunque «la foto è stata rimossa», ma «soltanto per evitare ulteriori malintesi, visto che molti hanno interpretato erroneamente il mio gesto».

Commenti

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  • Giuseppe La Porta 25 febbraio 2019

    La legge Scelba e la legge Mancino sono due famigerate norme liberticide che contraddicono la presunta democraticità della nostra costituzione. Devono essere abrogate come la disposizione n. XII della costituzione definita transitoria e perciò piu che mai anacronistica. Solidarietà a tutti coloro che incappano nell’ottusita’ della magistratura italiana pervicace nell’applicare norme che dovrebbero da democtlratici convinti essere disapplicate .

    • Francesco Storace 28 febbraio 2019

      Non se ne può più

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