Aiuto, c’è una tigre ai piedi di un cassonetto: il web va in tilt, i romani no. Ecco perché

sabato 16 febbraio 16:07 - di Redazione

I romani ancora non si sono abituati ai cinghiali che già pensavano di dover imparare a domare… le tigri. Non che la cosa sia poi così strana, nella giungla d’asfalto di una capitale allo stato brado, eppure la notizia del pericoloso felino comodamente sdraiato davanti un cassonetto nei pressi di una fermata dell’autobus nel quadrante sud della città eterna ha seminato il panico rimbalzando da un sito all’altro del web… almeno finché non è arrivata la smentita.

Aiuto, c’è una tigre in strada all’Ardeatino

Del resto, come stupirsi, se pazienti cittadini romani, a cui viene chiesto di fare quotidianamente lo slalom tra buche e rifiuti, belve affamate e uccelli minacciosi di hitchcockiana memoria, cadono nella trappola della rete e dell’inganno virtuale? Non è forse vero che negli ultimi anni gli abitanti della “città eterna” sono stati costretti ad accettare il minaccioso imperversare di gabbiani geneticamente mutati che ai pesci del fiume Tevere hanno via via preferito gli avanzi di carne che brulicano da traboccanti cassonetti? O che inquietanti stormi di cornacchie, arrivate a tenere in ostaggio interi condomini, hanno spesso costretto alle finestre chiuse decine e decine di inquilini intimoriti dall’eventualità di incontri ravvicinati? E che dire delle cicliche invasioni di blatte e cimici che assediano dispense di abitazioni private e corsi dei pubblici nosocomi?

Il terrore corre sul web, ma il bluff si smonta subito…

Insomma, perché stupirsi se qualcuno, in via Sartorio, quartiere Ardeatino lancia l’allarme che costringe ad aggiungere al deprecabile bestiario della capitale, anche una tigre? Certo, e per fortuna, in quel caso si è trattato di uno scherzo: la tigre davanti alla fermata dell’autobus, accovacciata ai piedi di un cassonetto, guarda caso era di pezza e una volta smascherato il bluff la notizia si è persa nei meandri della Rete, lasciando spazio ad altro. Ma il tiepido stupore dei romani, avvezzi all’imponderabile, e per quanto intimoriti, per nulla sconvolti: quella sì che mette paura. E la dice lunga…

 

 

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