Accordo sulle liste d’attesa in sanità, ma i medici già parlano di giochi di prestigio

giovedì 21 febbraio 15:28 - di Redazione

Trovato l’accordo tra Regioni e governo sul piano nazionale 2019-2021 delle liste di attesa in sanità. L’intesa prevede uno stanziamento di 150 milioni per il 2019, cento milioni per il 2020 e 2021.

Tra le novità dell’accordo la rimozione dei Direttori Generali se non garantiscono visite ed esami medici entro il tempo massimo previsto, gestione trasparente delle prenotazioni da parte delle strutture, un osservatorio nazionale sulle liste d’attesa di cui faranno parte anche i cittadini e la riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti. Sono questi i pilastri del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA), predisposto dal Ministero della Salute.

Il nuovo PNGLA 2019-21, si legge, “nasce con l’obiettivo prioritario di avvicinare ulteriormente la sanità pubblica ai cittadini”. Come il precedente, individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Conferma le 4 classi di priorità da indicare nelle prenotazioni di specialistica ambulatoriale (dalla più alla meno urgente), ma riduce il limite massimo per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120.

Critiche arrivano però dai medici ospedalieri. “E’ stato l’ennesimo sforzo di pura teoria che non affronta il nodo reale della questione che è la carenza di personale e che, se si blocca la libera professione, aumenterà i tempi per le prestazioni”. Lo evidenzia il sindacato dei medici Cimo.
“Le liste di attesa – ricorda Cimo – nascono a causa dei ridotti finanziamenti sulla sanità e sul personale e del concomitante aumento del fabbisogno di cure, che andrà crescendo per il trend di invecchiamento della popolazione e l’evoluzione delle tecnologie diagnostiche”. “Se l’obiettivo – aggiunge Cimo – è garantire le prestazioni sanitarie (in tempi accettabili) e contenere gli oneri a carico dei bilanci delle Asl, la domanda è come possa riuscire un tale gioco di prestigio dal momento che l’attuale finanziamento dei Lea, Livelli essenziali di assistenza, è del tutto insufficiente al reale fabbisogno di cure”.

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