“A San Patrignano non si va”: e i presidi “vietano” le tappe scolastiche

giovedì 28 febbraio 13:09 - di Fabio Bray*

« Ogni anno, il due novembre, c’è l’usanza di andare al Cimitero per i defunti. Ogni uno deve fare questa gentilezza; ogni uno deve tenere questo pensiero. Ogni anno, puntualmente, in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza, anch’io ci vado, e con dei fiori adorno la tomba di mia zia Vicenza. Quest’ anno mi è capitata un’avventura…» A Livella, Principe Antonio De Curtis (Totò).

Pare fosse la preferita di Totò. Sembrerebbe, di primo acchito avere nessun nesso con San Patrignano la comunità di recupero per ex tossicodipendenti. Invece i nessi ci sono. Ogni anno, fino a tre anni fa nel mese di novembre accompagnavo un paio di scolaresche in visita guidata di un giorno a San Patrignano. Lezione alternativa e forma[t]tiva di altissimo livello sia culturale sia morale-spirituale. Una giornata con i ragazzi che cercano con audacia di riprendersi in mano la loro vita avendola iniziata a bruciare o smarrire, a partire dall’uso di una canna negli anni pre-adolescenziali e con la consapevolezza, errata – secondo loro e il sentir comune –  tanto avrebbero smesso in qualsiasi momento. Questa una delle tante frasi comuni di ogni storia, le scolaresche ascoltano interagendo con gli ospiti della comunità dopo aver consumato un agapico sissizio comunitario nel mega hangar di San Patrignano. I dati di San Patrignano nel suo complesso sono importanti:

Negli ultimi 25 anni, la comunità ha sostituito oltre 4.000 anni di pene detentive con programmi riabilitativi orientati al pieno recupero e reinserimento sociale e lavorativo. Secondo ricerche sociologiche e tossicologiche svolte dalle Università di Bologna, Urbino e Pavia su campioni di ex ospiti della comunità, la percentuale di persone totalmente recuperate dopo aver completato il percorso a San Patrignano supera il 72 per cento. I fondi necessari al mantenimento dei ragazzi e delle strutture derivano, in parte, dalle attività e dai beni e servizi prodotti secondo il principio dell’autogestione e, per il fabbisogno restante, da donazioni e contributi di privati. La comunità da anni s’impegna anche nel campo della prevenzione della tossicodipendenza, attraverso iniziative sia all’interno della comunità che sull’intero territorio italiano. Fonte: sito web San Patrignano.

Ogni anno a settembre, considerato l’alto gradimento dei Discenti e il valore incommensurabile della testimonianza sia a livello preventivo sia come deterrente, usavo farmi autorizzare dal consiglio di classe per fare… questa gentilezza, per tenere vivo questo pensiero. Incoraggiato soprattutto dai commenti e ringraziamenti dei ragazzi e loro genitori. Alcune testimonianze di Discenti narrate e scritte  in privato che avevano trovato la forza di smettere con le canne e non solo… mi avevano ulteriormente convinto che la tappa a San Patrignano era doverosa per la scuola, palestra di vita educativa e formativa. Fino a quando qualche istrionico preside, ops Dirigente scolastico, pare così vogliono essere chiamati, ha iniziato a mettere il bastone fra le ruote adducendo singolari motivazioni inerenti la sicurezza, il personale ATA oberato di lavoro, le gare da (im)bandire per il trasporto con gli autobus.. Infine vista la mia convinta insistenza, mi è stato impedito, secondo il potere subdolo conferito dalla riforma sulla buona (ex) scuola. Il Dirigente scolastico, sceriffo d’imperio e insidacabilmente non ha autorizzato l’uscita. Malgrado sulla carta fosse prerogativa del consiglio di classe in prima istanza (ex sovrano). Ed amareggiato, essendo il corpo docente notoriamente frammentato e attaccato alle cadregne d’incarichi complice anche il bonus pecuniario aggiuntivo di fine anno elargito insindacabilmente dal dirigente scolastico ho dovuto mio malgrado rinunciare all’ennesimo scontro frontale e allo spirito di foscoliana memoria che dentro mi rugge. San Patrignano delenda est! L’appello è rivolto al Ministro dell’Istruzione Dott. Bussetti affinché tale attività preventiva, di Alt(r)a formAzione e deterrente venga inserita nei Curricula – programmi scolastici e fatta rispettare ed onorare da quei signori Dirigenti scolastici creativi, alternativi ed istrionici (eufemismi). Ad majora.

  • Dott. Fabio Bray – Docente di Religione cattolica e dottorato di ricerca in Dottrina sociale della Chiesa c/o Pontificia Università Lateranense
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