2 Agosto ’80: il Pd trascina il Comune nella strumentale trasformazione di Cavallini in mostro

lunedì 4 febbraio 17:48 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Nella strategia mediatica-legale della “mostrificazione” dell’imputato, dopo avvocati di parte civile e mass-media cittadini, entra in gioco – e proprio non se ne sentiva la mancanza – il Comune di Bologna, da tempo proteso a coprire le sue deficienze amministrative sempre più marcate con iniziative ideologiche nel segno dell’antifascismo militante. Parte della città e della provincia sono annegate sotto una bomba d’acqua che pare aver avuto effetti alquanto negativi anche per l’imperizia di qualche amministrazione – da queste parti targate Pd praticamente ovunque -, ma in “via urgente” Palazzo d’Acccursio decide di discutere non gli ordini del giorno sull’esondazione del Reno, bensì quello su Gilberto Cavallini. Un ordine del giorno che si fonda su un clamoroso falso: <lo scorso 30 gennaio Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar, nel corso del processo bis sulla strage di Bologna che lo vede imputato per concorso esterno nell’attentato, ha affermato di voler presentare denuncia per calunnia nei confronti dell’Associazione familiari vittime 2 agosto>… Come si è già scritto – e come chiunque può verificare su internet, dove l’intervento integrale di Cavallini è stato pubblicato o si può addirittura ascoltare (Radio radicale) -, l’imputato non ha mai annunciato – né nutrito – una tale intenzione. Cavallini ha semplicemente denunciato le calunnie contenute nella così detta “Scheda Cavallini”, facente parte dell’esposto presentato in Procura dall’Associazione 2 agosto e che ha dato origine al processo in corso, riservandosi di rivalersi contro colui o coloro che l’hanno compilata. E gli autori, tanto per essere chiari e precisi fin da subito, non sono familiari di nessuna vittima, né del 2 agosto né di altri attentati: sono legali ed ex-inquirenti.

Le dimenticanze dl Pd

Legali ed ex-inquirenti che dovrebbero ben sapere che scrivere, per esempio a pagina 11 del suddetto documento, che Cavallini <il 6 1 1980 partecipò con Valerio Fioravanti all’omicidio del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, le cui complesse motivazioni sono evidenziate nella ns Relazione mandanti>, significa esporsi a una ben motivata, anzi giusta reazione legale: Cavallini è stato processato tre volte e assolto in via definitiva, per quell’accusa, con sentenza ormai giuridicamente intangibile. Se proprio non è calunnia, di certo è diffamazione, sostenere il contrario in spregio a giudicati della magistratura. Inoltre, l’aver distinto tra gli autori e i presentatori della scheda, semmai, dimostra esattamente il contrario di quanto riportato falsamente dalla stampa e dall’odg del Pd: Cavallini non se l’è presa coi familiari, anche se avrebbe potuto farlo, in base alle norme sulla calunnia e la diffamazione. Dunque, in cosa consisterebbe il <vergognoso comportamento> di Cavallini? Per di più, tanto il Pd quanto la stampa locale – e questo oltre che sicuramente vergognoso è anche alquanto inquietante, data la materia trattata – sembrano scordare che l’imputato, a tutt’oggi, è formalmente innocente per il sangue versato a Bologna il 2 agosto 1980, non tanto e non solo perché ancora non è stato emesso giudizio contrario nemmeno al primo dei tre gradi necessari, ma in quanto è già stato anche prosciolto due volte in istruttoria per le stesse imputazioni di cui ora è stato – incredibilmente – chiamato a risponderne per la terza. L’aver altri e gravissimi delitti alle spalle, tutti confessati, non autorizza nessuno ad accollare a Cavallini senza prove né giudizi altri delitti o a pretendere forme di rispetto declinate in modo così bizzarro. D’altronde, è chiaro come l’intento degli estensori dell’odg sia ben altro – come si rilevava nell’incipit – e lo dimostra anche la sciatteria con cui viene indicata, sempre nel documento del Pd, l’imputazione di cui dovrebbe rispondere Cavallini (<concorso esterno>, fattispecie non presa in considerazione dai pm): contribuire a dare per scontata la colpevolezza dell’imputato, anche a discapito di un’eventuale assoluzione.

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