Venezuela, Meloni sferza il governo: «Chi tace è complice del comunista Maduro»

giovedì 24 gennaio 13:59 - di Mario Landolfi

È Giorgia Meloni il primo leader politico italiano ad accogliere l’appello di Yosmaira Barreto, rappresentante di Union Venezuela Society, gruppo che riunisce i venezuelani in Italia contrari al regime di Nicolas Maduro. E posta sul proprio profilo Fb un durissimo commento sui disordini che stanno squassando il Paese sudamericano e sui suoi riflessi nella politica italiana: «Chi tace e non riconosce Guaidò presidente – vi si legge – è complice del dittatore comunista Maduro e della sanguinosa repressione del popolo venezuelano» La presidente di FdI bolla come «vergognoso» il silenzio del governo italiano, definito «ostaggio dell’estremismo di sinistra del M5S schierato con Maduro».

La Meloni su Fb: «Riconoscere subito Guaidò»

La richiesta della Meloni è secca: Roma riconosca Guaidò presidente del Venezuela e, nello stesso tempo, «riconosca immediatamente un permesso di soggiorno speciale per i cittadini venezuelani di origine italiana in grave difficoltà». In quella nazione,  infatti, vive la più grande comunità di italiani all’estero. La loro presenza dovrebbe indurre il nostro governo a non guardare allo scontro tra Guaidò e Maduro con occhio distratto e disinteressato. Il legame speciale in uno con la tutela dei nostri interessi in quel Paese dovrebbe indurre Roma a giocare un ruolo più attivo nella vicenda.

Nel Paese vive la più grande comunità italiana all’estero

Al pari della Meloni, lo stesso Barreto si era detto sorpreso dal fatto che l’Italia non si sia «ancora pronunciata per riconoscere Guaidò come presidente ad interim. Tanto più che le notizie che giungono da Caracas sono tutt’altro che confortanti. I morti causati dalla repressione delle manifestazioni di protesta di ieri contro il regime sarebbero più di venti: «Tutti ragazzini», puntualizza Barreto. In realtà, il controllo da parte di Maduro dei maggior mezzi d’informazione rende quanto mai problematico il flusso di notizie. A Caracas, intanto, la situazione sta precipitando: dopo aver presto ieri giuramento come presidente ad interim, Guaidò si sarebbe rifugiato in un’ambasciata per evitare l’arresto. Da lì chiederà l’appoggio dei militari. «Se questi non risponderanno – prevede Barreto – si chiederà un aiuto internazionale».

Commenti

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  • Carlo Cervini 25 gennaio 2019

    Cara Giorgia, noi facciamo sempre schifo, troppi social-catto-comunisti che solidarizzano con il dittatore Maduro che ha portato il Venezuela alla catastrofe attuale, sorretto dalle baionette cubane……se non interverrà manu militari Trump, scorrerà molto sangue tra la popolazione inerme. Le sataniche dittature comuniste cadono solo nella miseria più nera o nel sangue. La nostra classe dirigente è già pronta, come al solito, a correre in soccorso al vincitore………………

  • gaetano 25 gennaio 2019

    Scusate lì’ignoranza di un vecchietto di 81 anni,ma in Venezuela vi sono libere elezioni o vi è la dittatura.Se ci sono libere elezioni al potere ci va chi le vince.In Italia abbiamo l’attuale governo e tentare di rovesciarlo sarebbe un golpe.La dove c’è la dittatura bisogna lottare perchè vi siano libere elezioni.Nominare un non eletto per me è instaurare una dittatura.

  • MICHELE RICCIARDI 24 gennaio 2019

    24 Gennaio 2019 — Abbiamo 950 parlamentari circa; pagati 10 volte di più di un operaio, e nessuno di essi è disposto ad ammettere che il parlamento “rappresentativo”, creato 200 anni fa non è più indispensabile… Ma c è in tutto il mondo! Si, è perchè?… E perchè noi, favorevoli in segreto, al loro posto faremmo lo stesso?…

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