Vaticano, sì all’asportazione dell’utero se non è più in grado di procreare

giovedì 3 gennaio 14:24 - di Redazione

La Chiesa dice sì alla ‘isterectomia’, ovvero alla asportazione dell’utero, se non è idoneo alla procreazione, in quanto in questo caso non può parlarsi di sterilizzazione, che resta invece una pratica condannata dal Vaticano. Il responso positivo al dubbio sulla liceità, sollevato presso la Congregazione per la dottrina della Fede, è stato sciolto con l’approvazione da parte di Papa Francesco. “Quando l’utero si trova irreversibilmente in uno stato tale da non poter essere più idoneo alla procreazione e medici esperti hanno raggiunto la certezza che una eventuale gravidanza porterà a un aborto spontaneo prima che il feto possa raggiungere lo stato di viabilità, è lecito asportarlo (isterectomia)?” è il dubbio posto alla Congregazione per la dottrina della Fede, che autorizzata dal Pontefice, ora risponde di sì.

Un tema già affrontato nel 1993

Il dicastero vaticano aveva affrontato il tema della isterectomia già nel 1993, considerando “moralmente lecita l’asportazione dell’utero quando esso costituisce un grave pericolo attuale per la vita o la salute della madre”, ritenendo invece “illecite, in quanto modalità di sterilizzazione diretta, l’asportazione dell’utero e la legatura delle tube o isolamento uterino con il proposito di rendere impossibile una eventuale gravidanza che può comportare qualche rischio per la madre”. Le fattispecie prese ora in considerazione sono diverse dai casi esaminati in precedenza, perché “riguardano situazioni in cui la procreazione non è comunque possibile”, spiega la Congregazione per la dottrina della Fede. Infatti, “qui non si tratta di difficoltà o di rischi di maggiore o minore importanza, ma di una coppia per la quale non è possibile procreare”. Nella nota illustrativa che accompagna il via libera di Papa Francesco, si osserva che “l’oggetto proprio della sterilizzazione è l’impedimento della funzione degli organi riproduttivi e la malizia della sterilizzazione consiste nel rifiuto della prole. Nel caso ora contemplato, invece, si sa che gli organi riproduttivi non sono in grado di custodire un concepito fino alla viabilità, cioè non sono in grado di svolgere la loro naturale funzione procreativa”.

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