Trovano in un vaso 15 milioni di lire, ma Bankitalia nega il cambio in euro

martedì 29 gennaio 17:57 - di Redazione

Coppia di coniugi trova un tesoro in un vaso: 15 milioni di lire. Un bel gruzzolo ma non possono cambiarle in euro, o almeno questa è stata la risposta di Bankitalia. Qualche mese fa, insieme alla moglie, Diego Miotti di Dueville in provincia di Vicenza, ha recuperato un vecchio vaso di ceramica (regalo delle nozze avvenute nel 2001) che era stato messo in cantina diciotto anni prima perché non piaceva alla coppia. Con grande stupore, dopo tanto tempo, al suo interno è stata trovata una somma di denaro in lire per 15 milioni in banconote di vario taglio (il vero regalo di nozze di tanti anni prima, ma scoperto solo di recente). Stupore e la contentezza della coppia che si è accorta del tesoretto. Allo stupore è però seguita l’amarezza quando allo sportello Bankitalia gli era stato detto che il cambio in euro non è era più possibile dopo la data del 28 febbraio 2012. Se è vero infatti che era stato stabilito un termine decennale (2002-2012) per il cambio delle lire in euro è altrettanto vero – come sostiene ampiamente la Giurisprudenza – che qualsiasi termine di prescrizione o decadenza decorre da quando il soggetto è posto in grado di far valere il proprio diritto, quindi nei casi in esame i dieci anni per il cambio lire/euro decorrono dal giorno del ritrovamento delle somme in lire.

Intanto alcuni cittadini, in casi praticamente identici avevano sollevato l’illegittimità costituzionale del decreto Monti (art. 26 D.L. 121 del 6.12.2011) che aveva addirittura sancito l’immediata decadenza del cambio della lira in euro. In Italia ci sono attualmente circa 10 miliardi di lire in banconote “nascoste” e mai “convertite”. L’uomo, tramite l’avvocato Annalisa De Angelis del Foro di Roma, ha deciso di trascinare la Banca d’Italia davanti al Tribunale Civile di Roma per ottenere la conversione delle somma in euro.: “abbiamo presentato una diffida pregiudiziale a Bankitalia sessanta giorni fa – spiegano dallo studio legale – non abbiamo ricevuto alcuna risposta, e quindi a questo punto presenteremo un decreto ingiuntivo al Tribunale di Roma”. Intanto la sentenza 216/2015 della Corte Costituzionale ha già spianato la strada ai piccoli risparmiatori, dichiarando l’illegittimità della norma Monti, e riportando il nostro Paese sulla lunghezza d’onda degli altri Paesi della Comunità europea dove è sempre possibile cambiare la ex moneta (esempio franchi, marchi, ecc.) anche dopo decenni.

 

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