Sieropositivo allontanato dal dentista: “Vada in ospedale”. Gay center protesta, l’Andi difende il medico

sabato 12 gennaio 16:05 - di Redazione

Fabrizio Marrazzo, responsabile Gay Help Line e portavoce di Gay Center, ha denunciato il caso di un ragazzo sieropositivo che ha raccontato di essere stato messo alla porta in uno studio medico privato di Roma, dopo aver dichiarato la sua sieropositività. In seguito è stato realizzato da Fanpage un video con telecamera nascosta. Non solo, l’associazione annuncia che “sta presentando un esposto all’Ordine dei medici e degli odontoiatri” e “un reclamo al Garante della privacy”.

Al ragazzo, mentre era in sala d’attesa – riferisce una nota di Gay Center – viene subito chiesto di compilare un’anagrafica e indicare, tra le eventuali patologie, di avere l’Hiv, cosa che il ragazzo dichiara, barrando la specifica casella. In pochi istanti l’odontoiatra, uscendo dalla sua stanza con il foglio, ha chiesto spiegazioni al ragazzo sulla sieropositività dichiarata, affermando: “Devo mandarla all’ospedale. Non posso fare niente senza analisi attuali della sua condizione…provi ad andare in ospedale, lì sono più attrezzati per i pazienti con Hiv”. Tutta la conversazione, inoltre – fa nota Gay Center – si svolge in sala d’attesa senza concedere neanche la privacy di entrare nella stanza del medico. Questi casi mostrano quanto sia forte ancora oggi la discriminazione in ambiente sanitario per le persone in Hiv. Pertanto chiediamo alla ministra Grillo e all’Ordine dei Medici, che oltre ad intervenire nei singoli casi, nominino delle commissioni di controllo, volte anche ad emanare circolari e corsi di formazione obbligatoria, specifici per chiarire il trattamento dei pazienti Hiv positivi, al fine che venga abolita ogni discriminazione”.

Sul caso è intervenuto il ministro della Salute Giulia Grillo per la quale “i pregiudizi sui malati non possono essere tollerati”, ha spiegato. «Non è accettabile – evidenzia il ministro in un post su Facebook – che una persona sieropositiva sia cacciata da uno studio odontoiatrico perché non in grado di ‘gestire un paziente con Hiv’».L’Associazione nazionale dentisti difende però il dentista “incriminato”: “Non c’è stata nessuna discriminazione, ma il collega ha applicato le regole”, afferma il presidente dell’Andi  Carlo Ghirlanda. E spiega: “Lo studio odontoiatrico non è aperto al pubblico ma privato, quindi il dentista può per legge effettivamente scegliere o meno se intervenire, a parte nei casi di urgenza, se il paziente ad esempio si sente male, in cui è tenuto a prestare la sua opera”. “Lo studio privato – spiega – non è un ambulatorio, per cui alcuni studi sono attrezzati e altri no. Il collega, in questo caso, ha fatto bene qualora abbia ritenuto di non avere quelle dotazioni strutturali, tecnologiche e organizzative necessarie. Ha quindi agito correttamente, rispetto alle sue prerogative organizzative, per tutelare il personale di studio, se stesso e i pazienti successivi, secondo prudenza in termini di prevenzione del rischio”. Il presidente Andi ricorda comunque che “la maggior parte degli studi curano pazienti sieropositivi, ma con la dovuta organizzazione, come ad esempio riservandosi orari e tempi opportuni”.

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