Rampelli al governo: «Cerchiamo ancora verità e giustizia sulla strage di Acca Larenzia»

martedì 8 gennaio 10:56 - di redazione

«A quarantuno anni di distanza dalla tragedia di Acca Larenzia, cerchiamo ancora la verità sulla mano che ha ucciso Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Oltre ai due giovani militanti che persero la vita sotto i colpi di una mitraglietta Skorpion in Via Acca Larentia, altri due furono uccisi, Stefano Recchioni, il giorno dopo l’attentato, e Alberto Giaquinto, l’anno successivo, proprio mentre commemorava i drammatici eventi che di fatto sancirono la nascita dello spontaneismo armato a “destra”, sul fronte opposto a quello del terrorismo rosso». Lo ricorda su Facebook Fabio Rampelli: «Per noi questi 41 anni non sono mai passati: stiamo ancora cercando verità e giustizia – scrive il vicepresidente della Camera – la prima dipende anche dalla nostra capacità di iniziativa politica, la seconda solo dal lavoro della magistratura, ma anche dalla capacità dei governi di farsi storicamente carico della chiusura politica degli anni di piombo. Solo un giusto clima può creare le condizioni per riaprire i processi sulla base dei nuovi elementi intercorsi nel tempo».

Per questo l’esponente di Fratelli d’Italia ha inviato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede un’interrogazione per sapere se il governo disponga, nell’ambito delle sue competenze, di nuovi elementi. «Nel marzo del 2013 sono state riaperte a Roma le indagini sulla strage di Acca Larenzia, il pm incaricato avrebbe istruito un fascicolo contro ignoti, con l’intento di valutare se le più aggiornate tecniche investigative potessero condurre a nuovi indizi. Tracce grafiche, registrazioni, impronte, nuove testimonianze potrebbero svelare infatti particolari all’epoca non rilevabili. Della questione si occupò l’ex deputato Biava nel 2011, soprattutto per capire le ragioni della sparizione dell’arma usata per uccidere Bigonzetti e Ciavatta, la Skorpion, la stessa in dotazione ai brigatisti rossi cui di imputano altri eventi luttuosi». Chiediamo comunque a tutti i partiti – conclude Rampelli – di condividere la nostra proposta di legge tesa a creare una commissione d’inchiesta sugli anni di piombo, unico strumento forse utile a raccogliere altri elementi per ottenere giustizia e verità».

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