Parla Lojacono, l’assassino di Mantakas che prese parte al sequestro Moro: Salvini non mi fa paura (video)

domenica 20 gennaio 11:21 - di Redazione

Secondo Alvaro Lojacono su Cesare Battisti è stata costruita negli anni l’immagine del nemico pubblico numero uno, il cattivo assoluto. Scovato in Svizzera e intervistato per la trasmissione Le Iene, in un’anticipazione video del colloquio integrale che andrà in onda domenica dalle 21:10 su Italia1, Lojacono se la prende anche con Salvini: “Matteo Salvini? Lo trovo politicamente allucinante. Paura non me ne fa, non temo possa venire qua” dice ancora Lojacono.

Il sequestro Moro

“Chi detta la storia sono le sentenze. Io sono stato condannato per 75 capi d’accusa e c’erano delle cose che nemmeno sapevo fossero state fatte, ho preso la condanna per tutto”. Sul suo ruolo nel sequestro Moro, Lojacono sottolinea: “Paolo Persichetti ha tirato fuori una ricostruzione così dettagliata, se ti leggi bene quella cosa lì puoi contare che sia andata così. È l’unica ricostruzione che ha veramente valore. Ma il punto è un altro: riconoscere che c’è stata una parte della società italiana che ha deciso di prendere le armi e che ci ha provato. Perché si sentiva in dovere di tentare una rivoluzione per la via della lotta armata: è quello chiudere i conti. Poi è ovvio che ci siano conti giudiziari e quelli si chiudono con la galera”.

La fuga il Svizzera

Quanto al ministro dell’Interno Matteo Salvini, “ho letto che è stato comunista da giovane”. Sul proposito di catturare altri latitanti dopo Cesare Battisti, aggiunge: “Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n’è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista”. Sulla naturalizzazione svizzera per sfuggire alla giustizia italiana, ammette: “Agli anni di galera in quell’epoca lì non so se avrei potuto sopravvivere. Io non è che non ho mai avuto contatti con le autorità italiane. C’è stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro. Esiste questa procedura e io ero d’accordo. L’unica cosa che ho chiesto è che l’Italia garantisca che, una volta eseguita la pena qua, non ce ne saranno altre. E dall’Italia arriva la notizia che della pena svizzera non sono riconosciute neanche 24 ore: il giudice alla fine non accetta e alla fine sono nella situazione di una doppia pena. L’unica possibilità che ho è che, almeno nel calcolo della pena rimanente, venga considerata quella che ho già scontato. Io non mi nascondo, le scelte le ho fatte io – conclude Lojacono -: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l’accetto”.

I fatti di sangue in cui è coinvolto

Lojacono è uno dei protagonisti del caso Moro, ma è stato coinvolto in diversi altri fatti di sangue degli anni di piombo. Condannato in contumacia a 16 anni di carcere per l’uccisione dello studente greco Miki Mantakas, esponente 23enne del Fuan freddato con due colpi di pistola il 28 febbraio 1975 a Roma dopo un assalto armato alla sezione del Msi Prati, gli sono stati inflitti 17 anni per l’omicidio del magistrato Girolamo Tartaglione (condanna che ha scontato nel carcere elvetico), e, nel processo Moro quater, l’ergastolo, sempre in contumacia, per la sua partecipazione alla strage di via Fani, dove, con Alessio Casimirri, avrebbe intrappolato l’auto di Aldo Moro, consentendo l’assassinio dei cinque uomini della scorta e il rapimento del leader della Dc.

Lojacono ha lasciato l’Italia nel 1980, dopo un paio d’anni di latitanza a Roma, espatriando prima in Algeria, poi in Brasile, infine raggiungendo la Svizzera. Se infatti il padre, Giuseppe Lojacono, era un economista e un esponente romano del Pci, la madre, Ornella Baragiola, era una cittadina svizzera e, proprio mantenendo il suo cognome, l’ex Br è riuscito a prendere la cittadinanza elvetica. Nel giugno del 2000 venne arrestato sulla spiaggia dell’Isola Rossa, vicino a Bastia, in Corsica, su mandato di cattura della magistratura italiana. Ottenne però la scarcerazione e evitò l’estradizione in Italia in quanto il diritto francese non riconosce la condanna in contumacia e il diritto svizzero non prevede l’estradizione per i propri cittadini.

Commenti

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  • Mauro Collavini 21 gennaio 2019

    Infatti Salvini mica ti vuole fare paura. Ti vuole solo sbattere in galera come il 99,99% degli italiani

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