Niger: perché sprechiamo soldi per addestrare i soldati anziché fermare i clandestini?

mercoledì 16 gennaio 17:02 - di antonio pannullo

È già operativa, da settembre, la missione italiana in Niger, Misin. Una novantina di nostri uomini si trovano a Niamey, la capitale, allocati nel compound americano. E stanno lì per addestrare i poco motivati e sottopagati soldati dell’esercito nigerino che poi un domani dovranno bloccare il traffico di clandestini e di terroristi al confine con la Libia, e non si vede come potranno farlo, ammesso che ne abbiano voglia: con le armi o con i soldi i clandestini probabilmente riusciranno ad aprirsi la strada. Le premesse erano ben diverse, però, da come disse il governo Gentiloni: la nostra missione avrebbe stroncato il traffico di clandestini e l’immigrazione incontrollata, oltre a dare una botta al terrorismo islamico. Per questo erano stati previsti gli invii di 500 uomini armati di tutto punto, elicotteri, blindati, aerei, mezzi pesanti di vario genere. Oggi siamo ridotti a poche decine di uomini, ospitati dagli americani, senza ruoli operativi. Difficile capire chi abbia sabotato la nostra missione, se i nigerini, se i francesi, se il nostro defunto governo di sinistra. Fatto sta che dopo l’invio di tonnellate di medicinali, aiuti di ogni genere, buoni samaritani di varie ong che agiscono sul territorio, di fatto i soldati italiani nulla possono per impedire il passaggio di migliaia di clandestini dal nord del Niger al sud della Libia e, di lì, in Italia. Come è noto, ci sono solo due passi attraverso i quali si può raggiungere la Libia, valichi facilmente controllabili da pochi soldati ben addestrati.

Gli italiani in Niger finiranno per prendere ordini dai francesi

Il Niger, ex colonia francese, secondo Paese più povero del mondo, 20 milioni di abitanti, con un esiguo esercito di appena 4.ooo uomini, ha dei confini piuttosto problematici da vigilare: Nigeria, da cui arrivano le incursioni sanguinsoe degli islamici di Boko Haram, Benin, Burkina Faso, Ciad e Mali, da cui arrivano profughi in gra numero (si calcola che oggi il Niger accolga almeno 400mila rifugiati), Algeria, che per via del terrorismo interno ha chiuso i confini, e Libia, unica porta verso l’Europa ancora aperta, anche grazie alla situazione di instabilità creata dalla Ue su impulso della Francia. La Francia da tempo è ben inserita nel Paese, con una imponente missione di 4.000 uomini, che sostanzialmente vigila sulle miniere di uranio in manio ad aziende francesi, e vorrebbero che gli italiani, ai loro ordini, li aiutassero in quest’opera di guardianìa. Il presidente Issoufou è al potere grazie a un golpe, e alle elezioni ha ricevuto il 92 per cento dei consensi, segno che governa bene. In Niger, indipendente dal 1960, sono presenti anche una missione militare americana e una tedesca. Il governo nigerino, come detto, si è opposto alla missione italiana, fomentato dagli ex colonialisti, e per questo negli ultimi mesi l’Italia ha inviato tonnellate di materiali, per tenersi buono il governo di Niamey, che, come si è visto, non è proprio da i più democratici del mondo. Inoltre in Niger, come in gran parte dell’Africa, per ottenere una qualsiasi cosa bisogna dare soldi e mance: visti, permessi, qualsiasi cosa, anche se andiamo lì per aiutare loro. Senza la collaborazione del governo, e quindi dell’esercito che conosce il territorio, diventa molto difficile lavorarare in Niger. Per ora ci stiamo limitando a insegnare a marciare ai soldati, spendendo però un sacco di soldi. Ma ne vale la pena, per uno Stato che neanche ci vuole?

Commenti

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  • angelo manera 17 gennaio 2019

    I soldi vanno uasti per comprare armi e carri armati per non lasciarne passare nemmeno uno di questi maledetti migranti

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