Mi presento, sono Hitler e questo è Ali Babà: succede nella capitale mondiale dei nomi impensabili. Ecco come

domenica 27 gennaio 13:30 - di Giulia Melodia

Mi presento, sono Hitler e questo è Ali Babà: succede nella capitale mondiale dei nomi impensabili, Chone, cittadina di 20.000 abitanti in cui rivivono le anime “illustri” scomodate – all’anagrafe – dalle pagine della storia e da quelle del grande schermo, dal mondo dell’imprenditoria a quello delle favole per bambini. A prima potrebbe sembrare una rubrica di “Strano ma vero”: e invece è la pura realtà registrata all’anagrafe in una piccola cittadina di appena 20.000 anime dell’Ecuador, Chone, ribattezzata, a ragion veduta, “la capitale mondiale dei nomi assurdi”. prova ne è che in quel posto lontano anni luce da noi, rivivono in ragazzini di ultima generazione e anziani veterani della moda onomastica, i grandi protagonisti della storia accanto a personaggi da favola e leggenda. Così, a Chone, può accadere facilmente di ritrovarsi a parlare con Hitler, a chattare con Email, e a discutere con Ali Babà: e tutto rigorosamente dal vivo…

In Ecaudor la capitale mondiale dei nomi assurdi

Proprio così: e dunque, come riporta in queste Il Giornale sul suo sito, dal 77enne Adolfo Hitler, giudice in pensione che per la verità somaticamente ricorda più Stalin che il dittatore tedesco, a Hitler, senza Adolfo, ma che di cognome fa Corral, e che è il meccanico del paese, a Chone rivive – all’anagrafe – tutta la famiglia di Hitler Fluver Saldarreaga che, come riporta il quotidiano milanese diretto da Sallusti, «ha battezzato i suoi figli Hitler Leonardo, Hitler Stalin e Hitler Humberto, nonno di Hitler Anibal. Un altro Hitler è morto sette anni fa. Aveva i baffi»… E non è tutto: tra un Frank Sinatra Suarez e un Alì Babà Cardenas, nella piccola città ecuadoregna puoi trovare anche John Kennedy Suarez accanto a nomi illustri dell’imprenditoria rispolverati ad hoc, che vanno da Burger King HerreraLand Rover Garcia, passando per Puro Whisky Zambrano e Alka Seltzer de Valgas. E non che le donne se la passino meglio: tra loro, infatti, spiccano la dolce Biancaneve Bague, accanto a colei che non è meglio innervosire essendo una persona sempre sul piede di guerra: Conflicto International Loor. E nonostante l’anagrafe di Chone annoveri tra i suoi iscritti anche una Perfetta Heroina, gli abitanti del posto assicurano che la città in cui vivono non è una depandance del Terzo Reich, bensì l’epicentro tranquillo «delle belle donne e degli uomini responsabili».

La scelta di un nome e quel pizzico di gloria che l’anagrafe può tributare…

Del resto, perché stupirsi? E di che rammaricarsi se già da noi l’anagrafe registra da anni picchi di fantasia e iperboli dell’onomastica che, nel tempo, in controtendenza con una certa inclinazione mostrata dall’anima cattolica del Belpaese, che ai figli attribuisce da molto nomi di santi e martiri, come riporta anche Il Giornale, c’è stata anche «la Romagna, anarchica e mangiapreti», che «partorì bambini che si chiamavano Ribello, Ateo, Collettivo e Molotov». E che dire di quell’operaio socialista di Rimini che il papà aveva lungimirantemente chiamato Sciopero, degno compagno – come sottolinea il quotidiano milanese – del quasi omologo, romano Esubero? Insomma, sembra proprio che nel mondo, Ecuador in testa a tutti, forse, la scelta del nome del bambino punti a soddisfare più i desideri di successo effimero e la voglia di riscatto sociale dei fantasiosi genitori che, appassionati di cinema o di storia, poco importa, si ostinano a rivedere nel nascituro quel pizzico di gloria sfuggita a loro. Anche solo all’anagrafe…

 

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