Mafia nigeriana e magia nera, qualcosa si muove: scatta la retata anti-prostituzione a Messina

venerdì 25 gennaio 9:28 - di Robert Perdicchi

Prostituzione, droga, schiavismo, il tutto consumato con l’utilizzo di armi fisiche o psicologiche, come i riti tribali del vudù, con cui i mafiosi nigeriani e i loro affiliati tenevano in scacco le donne da sfruttare. Cinque persone sono state arrestate dai Carabinieri di Messina che hanno sgominato un’associazione dedita alla tratta di esseri umani e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di minori da avviare alla prostituzione. I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica – Dda, nei confronti di 5 persone “componenti di una cellula criminale di matrice nigeriana, con agganci in Libia e in Italia, dedita all’organizzazione di viaggi dall’Africa centrale all’Italia di giovani minorenni da avviare alla prostituzione e, per questo, ritenute responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere finalizzata a favorire l’ingresso e la permanenza clandestina di minori nigeriani nel territorio italiano, allo sfruttamento della prostituzione minorile, alla riduzione in schiavitù ed alla tratta di persone”.
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, ha consentito di documentare un “collaudato sistema attraverso cui il sodalizio, nel periodo 2015-2017, reclutava giovani nigeriane, convincendole a lasciare il paese di origine con la promessa di un lavoro dignitoso in Europa le quali, giunte in Italia, venivano costrette a prostituirsi per riscattare i costi del trasferimento anticipati dall’organizzazione criminale. Per ottenerne
l’assoggettamento, le giovani venivano sottoposte, prima della partenza dalla Nigeria, a riti tribali di ”magia nera”.
Nel corso dell’indagine, è stato accertato come l’organizzazione abbia gestito il trasferimento di almeno 15 minori stranieri non accompagnate dalla Nigeria – tramite la Libia e attraverso Messina – in vari Paesi dell’Unione Europea, “avvantaggiandosi anche dell’apporto garantito da un cittadino italiano – referente di un’associazione di volontariato locale operante nel settore della protezione civile e assistenza ai migranti – il quale forniva notizie utili al rintraccio delle minori gestite dal sodalizio criminale una volta sbarcate in Italia e partecipava all’avviamento alla prostituzione di quelle che venivano ospitate nei centri di accoglienza messinesi”. Nel corso dell’indagine è emerso come alcuni nigeriani fossero dediti anche al traffico internazionale di sostanze stupefacenti del tipo eroina.

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