Lucravano sui morti, infermieri incastrati: erano “a libro paga” delle pompe funebri

giovedì 17 gennaio 9:21 - di Redazione

Lucravano sui morti. Controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali di Bologna. I due cartelli di imprese funebri sono stati disarticolati dai carabinieri, che hanno scoperto le dinamiche spartitorie e i reati commessi dalle aziende, dal riciclaggio alla corruzione. Nella maxi operazione sono stati mpegnati circa 300 carabinieri del comando provinciale di Bologna, con il supporto di comandi territoriali e unità specializzate. In particolare i militari stanno eseguendo un provvedimento restrittivo, emesso dal gip del Tribunale di Bologna, nei confronti di 30 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e diverse violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti. Le indagini hanno consentito di disarticolare un radicato sistema corruttivo ruotante attorno al delicato comparto funerario, che risultava incentrato, in particolare, sulle dinamiche spartitorie caratterizzanti due cartelli di imprese in grado di controllare, ognuno per la parte di competenza, le camere mortuarie dei due principali nosocomi cittadini, l’Ospedale Maggiore e il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi, al fine di mantenere e consolidare il monopolio nella gestione dei servizi funebri.

Sanitari “agganciavano”i familiari

C’erano alcuni infermieri alla base del sistema di controllo messo in atto dai due cartelli di imprese funebri che avevano il monopolio sulle camere mortuarie. I sanitari ‘a libro paga’ provvedevano ad ‘agganciare’ i familiari dei defunti mettendoli in contatto con i rispettivi referenti delle varie agenzie di servizi (previa presentazione di quelle di interesse come le più economiche, piuttosto che efficienti e rapidamente reperibili). Il modus operandi, infatti, si era consolidato nel tempo ed era strutturato a più livelli. Al livello intermedio i dipendenti delle imprese funebri, che attraverso una stabile presenza presso gli ospedali, in contravvenzione a quanto normativamente previsto, fornivano nell’immediatezza tutti i dettagli del caso ed indirizzavano i nuovi clienti verso i loro uffici per la definizione della pratica. All’apice i due massimi rappresentanti dei consorzi, in grado di dirigere le rispettive associazioni sotto tutti gli aspetti: dalla sistematica suddivisione dei vari ‘lavori’ tra le varie ditte funebri partecipi al progetto delittuoso, alle complessive attività di gestione e redistribuzione delle ingentissime somme introitate.

Contabilità parallela

Le indagini hanno poi chiaramente documentato le sistematiche condotte di riciclaggio promosse e coordinate dagli indagati di vertice con il reinvestimento del rilevante ‘nero’ aziendale, realizzato con la sistematica mancata fatturazione di parte dei servizi funerari e gestito attraverso specifiche contabilità parallele da parte di membri dell’associazione incaricati della specifica mansione. Nel corso dell’operazione, condotta tra le province di Bologna, Modena, Ferrara, Rimini e Gorizia, i militari stanno procedendo anche a un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per circa 13 milioni di euro.

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